Sen. Valeria Fedeli: “Un mondo di donne e uomini”

Sen. Fedeli tempo fa ha detto: ”Valorizzare la paternità significa dichiarare che la maternità riguarda tutti”; può spiegarci meglio?

Valorizzare la paternità consente di superare l’idea che la maternità riguardi solo le donne, un’idea che penalizza gravemente sia le donne, limitandone i livelli occupazionali e le possibilità di ingresso e di permanenza nel mercato del lavoro, sia gli uomini, a cui non è consentito di vivere la nascita di un figlio come un evento positivo che comporta impegni e gioie per tutta la famiglia. Siccome la maternità non è un fatto privato, le tante buone pratiche diffuse in Europa, dalla Francia ai paesi scandinavi, ci insegnano che le misure volte a sostenere la genitorialità rappresentano un impegno concreto per migliorare la qualità della vita e per creare condizioni per una maggiore e migliore occupazione, specialmente per le giovani generazioni.

Non basta favorire un congedo parentale utilizzato quasi esclusivamente dalle donne, perché questo può, paradossalmente, favorire fenomeni di discriminazione e segregazione orizzontale. Bisogna valorizzare la paternità e le politiche di riequilibrio e condivisione dei carichi genitoriali perché così si può favorire la scelta per un positivo ritorno al lavoro delle madri in congedo. Anche dal punto di vista delle aziende la prospettiva deve cambiare, e deve realizzarsi il superamento della visione della donna potenziale madre come un handicap, un’idea distorta di fare impresa che in passato ha favorito la vergognosa pratica delle dimissioni in bianco. È fondamentale sostenere quindi la condivisione per padri e madri di responsabilità e gioie, oltre che la conciliazione: si tratta di cambiare approccio nella scelta di politiche pubbliche volte a sostenere la maternità, promuovendo maggiormente, a livello politico-normativo oltreché culturale, la condivisione delle responsabilità genitoriali.

Il giovanissimo cofondatore di Facebook resterà due mesi a casa per la nascita di sua figlia. A che punto siamo in Italia con il congedo parentale e cosa sta facendo lei in merito?

Il Jobs Act, con il decreto legislativo 15 giugno 2015, n. 80, “Misure per la conciliazione delle esigenze di cura, di vita e di lavoro”, ha introdotto una serie di misure, da me ampiamente condivise, per promuovere e sostenere la conciliazione nonché la condivisione dei carichi di cura tra i genitori. Si tratta di un provvedimento molto importante perché interviene sul congedo obbligatorio di maternità, per rendere più flessibile la possibilità di fruirne in casi particolari, e sul congedo parentale, prevedendo che possa essere utilizzato fino ai 12 anni del bambino, anziché 8 come in precedenza, e che dalla nascita del figlio, fino al compimento dei 6 anni, si potrà richiedere il congedo parzialmente retribuito, oppure dai 6 ai 12 anni quello non retribuito. Il congedo parentale, inoltre, verrà riconosciuto in uguale forma anche nei casi di adozione o di affidamento, e si dispone che in caso di mancata regolamentazione, da parte della contrattazione collettiva, anche di livello aziendale, delle modalità di fruizione di questo congedo, ciascun genitore può scegliere tra la fruizione giornaliera e quella oraria. Altre misure incluse nel decreto riguardano il caso di malattia grave del dipendente, in cui si garantisce il passaggio a un orario di lavoro part-time; la norma sul telelavoro, che prevede benefici per i datori di lavoro privato che vi facciano ricorso per venire incontro alle esigenze di cure parentali dei loro dipendenti; il congedo per le donne vittime di violenza ed inserite in percorsi di protezione. Anche sui congedi di paternità è stato compiuto un passo importante, prevedendo l’estensione a tutte le categorie di lavoratori, e quindi non solo per i lavoratori dipendenti come attualmente previsto, della possibilità di usufruire del congedo da parte del padre nei casi in cui la madre sia impossibilitata. Ma occorre fare di più, e per questo trovo importante che in Senato siano stati approvati due miei emendamenti alla Legge di Stabilità, uno sulla condivisione della genitorialità e uno per i voucher per il baby-sitting: il primo prolunga al 2016 la sperimentazione sulla paternità obbligatoria che fu lanciata ormai tre anni fa dall’ex Ministra Fornero, raddoppiandone la durata da uno a due giorni, più altri due facoltativi; il secondo, invece, ripropone, sempre per il 2016, il contributo concesso alle famiglie in cui le donne desiderino tornare a lavoro invece che fruire di tutto il periodo di maternità. Sarà importante adesso monitorare i risultati di questa sperimentazione perché saranno utili nel percorso del Disegno di Legge sulla condivisione della genitorialità, di cui sono prima firmataria in Senato: una proposta che interviene direttamente sull’istituto del congedo di paternità, proponendo che il padre lavoratore dipendente è tenuto ad astenersi obbligatoriamente dal lavoro per quindici giorni lavorativi, anche continuativi, entro i trenta giorni successivi alla nascita del figlio. Si tratta di un periodo pienamente retribuito con un’indennità a carico dell’Inps, una misura che risponde anche alla scelta di tanti padri che vorrebbero avere un ruolo maggiore nella crescita dei propri figli ma non riescono a farlo a causa di una legislazione ed una cultura antiquate, appiattite su uno stereotipo di ruoli per cui prevale l’idea che il figlio sia a carico della sola madre, e non curato sulla base di una reciproca libertà di scelta di entrambi i genitori.

La nuova Leopolda di Matteo Renzi, da sempre in prima linea per la valorizzazione delle donne, ha come titolo: “La terra degli uomini”. Cosa manca oggi perché sia la vera terra di uomini e donne?

Credo che “La terra degli uomini” sia un titolo scelto in omaggio a un libro di Antoine de Saint-Exupéry, ma è anche un bel pezzo di Jovanotti: trovo sia un bel titolo se penso alle parole di Matteo Renzi, che ha specificato che alla Leopolda è “bandito l’uso del politichese” e “sono apprezzate le proposte più che le polemiche”. Poi certo, per chi come me è abituata a declinare sempre i linguaggi sia al femminile che al maschile questo titolo fa uno strano effetto, tant’é che per la mia periodica newsletter tematica internazionale ho scelto da tempo il titolo “Un mondo di donne e di uomini”. Detto questo, oggi abbiamo donne in Parlamento e Governo in una misura senza precedenti nella storia repubblicana, e anche se questo non garantisce di per sé la rispondenza delle scelte politiche da fare per le donne e con le donne, si tratta comunque di un cambiamento fondamentale. Molte delle scelte di questa legislatura, compiute da parte sia del Parlamento che del Governo, sono state da esempio: pensiamo all’attenzione alla democrazia paritaria, con le norme non discriminatorie presenti nella riforma costituzionale, nella legge elettorale nazionale e nel ddl, approvato per ora solo al Senato, sulle elezioni regionali, oppure al contrasto alla violenza di genere, con la ratifica della Convenzione di Istanbul, la legge sul femminicidio, il piano antiviolenza, l’introduzione dei principi di parità e non discriminazione nella riforma della scuola.

Credo che la sfida più grande sia continuare a mettere in campo norme che facciano anche cultura, portando il Paese avanti sulla via dell’Europa e di una modernità fatta di diritti e cittadinanza piena per tutti e per tutte. Non possiamo più permetterci di trascurare l’empowement economico delle donne: il lavoro è lo strumento principale per costruire libertà e partecipazione femminile, ed aumentare la loro autonomia, garantire loro di poterci essere partendo da una condizione di uguaglianza con gli uomini. Anche per questo mettere le imprese in condizione di poterle assumere senza oneri eccessivi, vuol dire liberare un potenziale di crescita enorme per tutto il Paese.

Un consiglio ed un augurio futuro a Valeria.

A me stessa do lo stesso consiglio che sento di dover dare alle ragazze di oggi, quello di essere se stesse sempre, di non omologarsi rispetto agli uomini, perché non c’é niente di più errato che pensare che declinare al maschile linguaggi e comportamenti possa conferire maggior prestigio o forza alle donne: se si vuole essere autorevoli bisogna esercitare i propri talenti, le proprie competenze, la propria determinazione, il proprio impegno, senza imitare qualcun altro. Un augurio futuro è quello di continuare a contribuire, ciascuno per le proprie responsabilità, a migliorare per tutti il nostro Paese, per costruire una sostanziale cittadinanza per donne e uomini, senza discriminare nessuna persona.

Un consiglio ed un augurio a tutte noi.

Nell’ultima intervista, un anno fa, vi avevo augurato e consigliato di fare rete e di essere solidali. Oggi la vostra realtà è cresciuta e vi auguro di proseguire su questa strada. In fin dei conti, le donne che hanno fatto la storia della nostra Repubblica sono quelle che più di altre hanno saputo fare proprio questo principio: unire nelle differenze, e condividere valori. Un modo di impegnarsi nella politica, nel fare impresa, nell’assumersi responsabilità nella vita pubblica, che oggi, anche grazie alle nuove tecnologie, può risultare vincente.

A cura di Barbara M.  @paputtina

Valeria Fedeli  @valeriafedeli

Nata a Treviglio (Bg) il 29.07.1949, laureata in Scienze Sociali, sposata. Valeria Fedeli è stata segretaria generale della Filtea, la categoria tessile della Cgil, dal 2000 al 2010 e poi, fino al 2012, a seguito dell’unificazione delle categorie dei tessili e dei chimici ed energia, è stata vice segretaria della Filctem. Dal 2001 al 2012 è stata anche presidente del sindacato tessile europeo e dal 2012 vice presidente del sindacato europeo dell’industria. Ha contribuito alla definizione delle Linee guida di politica industriale per la competitività della Moda italiana, partecipando anche al Tavolo per lo sviluppo del Made in Italy. Ha operato, in sede europea, per le politiche di reciprocità tra Europa e Cina e per la lotta alla contraffazione. Il 15 novembre 2012 è diventata Vice Presidente Nazionale di Federconsumatori, dopo trentaquattro anni in CGIL. Ha sempre avuto come riferimento prioritario le battaglie per i diritti, le libertà e l’autonomia delle donne e per il superamento delle disuguaglianze. In Italia è stata esperta del Ministero del Lavoro per le politiche di Pari opportunità nel lavoro tra donne e uomini ed è tra le fondatrici di Se non ora quando? É iscritta e militante del PD dalla fondazione, considerando il PD naturale luogo di espressione di quelle culture e azioni che ha sostenuto durante tutta la sua esperienza sindacale e politica. Dopo essere stata candidata come capolista in Toscana ed eletta senatrice per la prima volta alle elezioni del 24 e 25 febbraio, il 21 marzo 2013 è stata eletta Vicepresidente Vicaria del Senato della Repubblica per il PD.

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Intervista Leader a Valeria Fedeli: “Fate rete e siate solidali”

Valeria Fedeli e la sua grande battaglia per le donne. Sul suo sito definisce l’Europa un amplificatore di opportunità. Possiamo dire che è e lo sarà in futuro sempre più per le donne?

Assolutamente si. La dimensione europea amplifica le opportunità di cambiamento per il nostro Paese perché ci fornisce riferimenti culturali e vincoli normativi che vanno nella direzione di una piena cittadinanza delle donne.

Pensiamo, ad esempio, ai profondi cambiamenti che oggi possiamo mettere in campo in materia di prevenzione delle violenze e delle discriminazioni nei confronti delle donne. L’Europa fornisce strumenti di straordinaria importanza per intervenire sui modelli educativi con cui si forma il modo di intendere l’identità di genere e il rispetto reciproco tra generi differenti, e in questo modo è possibile lavorare anche sulla prevenzione delle violenze e delle discriminazioni. La politica europea delle pari opportunità è integrata in tutti i settori e nelle azioni dell’Unione e degli Stati membri, compresa l’azione educativa che si svolge nella scuola, per eliminare gli stereotipi di genere. Anche il semestre di presidenza lettone del Consiglio dell’UE ha inaugurato nuovi impegni per favorire la partecipazione delle donne al mondo del lavoro e la riduzione del gap pensionistico, oltre alla prosecuzione del lavoro per una direttiva sull’equilibrio di genere nei consigli di amministrazione. Inoltre, la Lettonia ha firmato a ottobre 2014, durante la conferenza sull’uguaglianza di genere che si è tenuta a Roma, una dichiarazione d’intenti insieme all’Italia e al Lussemburgo (Trio di Presidenza luglio 2014-dicembre 2015) per rafforzare l’azione dell’UE per l’uguaglianza tra donne e uomini e il mainstreaming di genere, cioè la valutazione delle diverse implicazioni per uomini e donne di tutte le politiche e gli interventi economici e sociali. Inoltre, nel programma di lavoro per il 2015 della Commissione Europea viene rimarcato il necessario impegno dell’UE per la promozione dell’uguaglianza di genere nell’area della cooperazione allo sviluppo (specialmente in questo 2015, che è l’Anno Europeo per lo Sviluppo), ma anche all’interno dell’Unione. Sono esempi di un cambiamento che coinvolge tutti gli Stati membri, e sta a noi saper cogliere le opportunità che la dimensione europea offre alla politica.

Il suo impegno per il Made in Italy è stato importante per la salvezza della moda italiana. Pensa che si possa fare qualcosa di più?

Si può e si deve fare di più. Per rafforzare le filiere produttive della moda italiana bisogna fare tre tipi di interventi. Primo: favorire quegli investimenti pubblici e privati che sono in grado di creare crescita e occupazione, come recentemente previsto dal Ministero dello Sviluppo Economico con i fondi stanziati per la promozione dell’export e per la moda italiana, per il 2015. Secondo: investire costantemente sulla formazione professionale, per sostenere l’alta qualità delle produzioni. Terzo: tutelare il “made in” con serie politiche di reciprocità commerciale sui mercati globali, per garantire il principio basilare secondo cui non si può importare in Europa qualsiasi merce, senza alcun obbligo di rintracciabilità delle origini; questo è un problema cruciale, perché lasciare che si possa importare qualsiasi merce, senza alcun obbligo di rintracciabilità, è un danno sia per il nostro sistema industriale che per la sicurezza e l’informazione dei consumatori, dunque anche per la libera scelta consapevole, oltre che per il contrasto alla contraffazione e alla pirateria. Anche in questo la dimensione europea è dunque fondamentale, è la nostra dimensione naturale per costruire una competizione leale e mettere a punto politiche per la crescita, la buona occupazione, lo sviluppo sostenibile, il rispetto dei diritti e delle regole. L’obiettivo del mio disegno di legge per l’istituzione del marchio “Italian Quality”, presentato in Senato nel 2013 e attualmente in corso di esame in Commissione Industria, Commercio e Turismo, è appunto quello di sostenere il commercio estero e la tutela dei prodotti italiani tramite questo marchio collettivo, cioè di proprietà pubblica, applicabile a qualunque settore, ed accessibile su base volontaria; si tratta di uno strumento di politica industriale, utile per recuperare competitività sostenendo, davvero, chi investe in qualità e innovazione dei prodotti, dei processi produttivi, favorendo le scelte di rientro di imprese oltreché certificando le filiere produttive dotate di certificazione europea e internazionale di qualità. Credo si tratti di una legge necessaria proprio perché il marchio “Italian Quality” assolve alla duplice funzione di fornire al consumatore un’informazione aggiuntiva sul prodotto e di prevenire pratiche fraudolente da parte di produttori e importatori.

Lei è Vice Presidente del Senato e in prima linea per la elezione del nuovo Presidente della Repubblica. Il nostro non è un blog politico ma pensa ci possano essere oggi le condizioni per un primo Presidente donna?

Certamente. Ci sono personalità molto importanti, sia donne che uomini, in grado di esercitare, con responsabilità e competenza, il ruolo di Capo dello Stato. Sono molti gli italiani che si dichiarano favorevoli a una donna Presidente della Repubblica, e anche questo è indicatore di un profondo cambiamento culturale. Il nostro è un Paese che ha eletto, tra i propri rappresentanti, il 30% di donne al Parlamento e quasi il 40% in Europa. La parità di genere è una questione legata all’uguaglianza tra donne e uomini e alla piena valorizzazione delle differenze in un contesto di pari opportunità per tutti. Per questo ciò che da sempre mi sta a cuore è la costruzione di una democrazia paritaria, di un piena e libera cittadinanza fra donne e uomini. Anche in questo senso, vanno valutati positivamente i cambiamenti in corso nella formulazione della legge elettorale: l’impegno, da parte di tutti i partiti che stanno partecipando alla costruzione dell’Italicum, a garantire la rappresentanza di genere, è da considerare un fatto di straordinaria importanza, così come il fatto che diverse regioni siano state in grado di rispettare questo principio nelle proprie leggi. Vorrei ricordare, inoltre, che con la riforma costituzionale è stata prodotta la norma che afferma l’equilibrio tra donne e uomini nelle modalità di elezione delle Camere, e questo è un risultato straordinario per una rappresentanza veramente paritaria. Dalla cancelliera tedesca Angela Merkel all’attuale Presidente del Brasile, Dilma Roussef, dalla neo eletta Presidente in Croazia, Kolinda Grabar-Kitarovic, a Cristina Fernandez Kirchner, Presidente della Nazione in Argentina, sono tanti i Paesi in cui la principale carica dello Stato è stata ed è esercitata da donne, e anche in Italia le condizioni per una scelta di questo tipo ci sono.

Un augurio a Valeria 

Auguro a me stessa di poter contribuire a fare dell’Italia un Paese davvero per donne. Bisogna superare le disuguaglianze nell’accesso al lavoro per le donne e i giovani, in un Paese in cui esiste ancora l’umiliante pratica delle dimissioni in bianco, in cui si fa fatica a concepire la donna come risorsa e si continua a considerare la maternità una sorta di rischio d’impresa. Bisogna poi costruire un welfare che rimetta al centro la persona e le sue peculiarità, e riuscire a contrastare efficacemente ogni violenza o discriminazione contro le donne; su quest’ultimo punto desidero ricordare la Convenzione di Istanbul, che considero la più straordinaria piattaforma di cambiamento culturale e sociale del nostro tempo. Il mio augurio, appunto, è quello di riuscire a mettere fine alle discriminazioni ovunque esse siano, nel lavoro, nella società, nella politica.

Un consiglio ed un augurio a Leading Myself

Consiglio di rivolgersi sempre al cambiamento. Riuscire a intercettare il cambiamento, dedicare le proprie energie all’analisi di come mutano le condizioni di vita e di lavoro, interrogare il futuro sfidando luoghi comuni e pregiudizi, vuol dire già diventare parte attiva di quel cambiamento, vuol dire essere capaci di diventare punti di riferimento nel mondo della cultura e dell’informazione.

Il mio augurio per voi è questo: fate rete e siate solidali.

A cura di Barbara M. @paputtina

 

Valeria Fedeli è Vice Presidente del Senato.

Laureata in Scienze Sociali, è stata segretaria generale dei tessili Cgil dal 2000 al 2010, poi vice segretaria della Filctem, categoria cha ha unito i lavoratori chimici, tessili ed energia. Negli stessi anni è stata anche Presidente del sindacato tessile europeo e dal 2012 è stata vice presidente del sindacato europeo dell’industria, che ha riunito tessili, chimici e meccanici.

Ha contribuito alla definizione delle Linee guida di politica industriale per la competitività e l’internazionalizzazione del Sistema produttivo della moda italiana, partecipando anche al Tavolo per lo sviluppo del Made in Italy. Ha operato, in sede europea, per le politiche di reciprocità tra Europa e Cina e per la lotta alla contraffazione.

Da sempre attenta ai diritti alle libertà e all’autonomia delle donne, è tra le fondatrici di Se non ora quando?, movimento per la costruzione di una cittadinanza piena delle donne.

È stata Vice Presidente di Federconsumatori, dopo trentaquattro anni in CGIL.

É iscritta e militante del PD dalla fondazione, considerando il PD naturale luogo di espressione di quelle culture e azioni che ha sostenuto durante tutta la sua esperienza sindacale e politica.

Dopo essere stata candidata come capolista in Toscana ed eletta senatrice per la prima volta alle elezioni del 24 e 25 febbraio, il 21 marzo 2013 è stata eletta Vicepresidente Vicaria del Senato della Repubblica per il PD con il maggior numero di preferenze pari a 134 voti.

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