Pinktrotters: Contemporary women!

Cos’è e a chi è rivolto Pinktrotters? 

Pinktrotters è una piattaforma online che mette in rete le donne e le unisce con esperienze da condividere, dal viaggio, alla lezione di yoga, passando per l’aperitivo, la visita guidata o la giornata in Spa. Nata nel 2013 oggi conta 200.000 utenti iscritte in sette Paesi e 250 eventi e viaggi realizzati. Non siamo noi ad organizzare gli eventi, è la community stessa che si organizza tramite la piattaforma e soprattutto tramite le nostre Ambassadors: sono loro infatti a guidare il nostro meetup al femminile. Quest’ultimi ovviamente comprendono anche i viaggi, che noi però chiamiamo “happening”, momenti semplicemente un po’ più lunghi, che rientrano comunque nella categoria eventi. Noi ci occupiamo della promozione, diffusione e del branding. La community è aperta a tutti e l’accesso è al momento gratuito, ma la selezione avviene in maniera automatica sulla base degli interessi delle donne stesse. Il nostro è un target glamour, sofisticato, non necessariamente alto spendente, infatti gli eventi  partono dai 20 euro.  20 euro però spesi nel locale selezionato ad hoc per l’occasione, nel posto in cui c’è un evento particolare. 

Come si crea oggi una community di successo e quanto impegno per catturare l’attenzione degli “internauti” tutti i giorni?

La community la si crea giorno dopo giorno, attraverso un’attenta comunicazione e grande lavoro ‘dietro le quinte’. Eventi di qualità e speciali, scontistiche, privilegi grazie ai nostri partner e gli articoli della nostra sezione blog non sono ovviamente elementi secondari ma aiutano anch’essi a far crescere il network di Pinktrotters sempre di più. Da non sottovalutare sono poi i momenti offline, quelli in cui le nostre Pinktrotters si incontrano e si conoscono, per noi fondamentali. Siamo sempre felicissime ed appagate quando vediamo nascere nuove amicizie e collaborazioni tra loro. L’impegno per catturare l’attenzione degli internauti è sempre maggiore, soprattutto alla luce della perenne espansione del Web e delle offerte in esso presenti. E’ necessario avere una persona competente nel team, che possa dedicarsi al 100% a questo compito.

In un momento così difficile come quello che stiamo vivendo lavorativamente parlando, si sente d’incoraggiare la sua professione?

Assolutamente si! Io, ad esempio, prima di lasciare il mio ultimo lavoro vivevo a Copenhagen dove gestivo tutto il budget marketing e i rapporti Finance-Marketing della Northern European Area della British America Tobacco. Gli anni trascorsi a lavorare per una big corporation mi hanno permesso di maturare dal punto di vista professionale, personale e di capire che il lavoro di finance non faceva per me, non ero portata. Nel momento in cui mi sono accorta di avere altro genere di aspirazioni, ho provato a cercare lavoro nel marketing. Ho mandato per due anni curriculum, ma date le mie precedenti esperienze lavorative ho avuto la strada sbarrata poiché le aziende ritenevano che io non avessi le skills adatte per lavorare nel marketing. Per questo, dopo i numerosi rifiuti, che decisi di crearmi da sola il lavoro su misura per me ed è nato così Pinktrotters. 

Un consiglio ed un augurio a Eliana.

Se dovessi dare un consiglio a qualcuno che vuole creare una startup gli consiglierei da subito di creare un team di 2/3 persone, tutte full time e tutte full committed anche in termini di denaro versato a supporto del progetto. 

Un consiglio ed una augurio a LeadingMyself.  

Un grande in bocca al lupo per il futuro!

 A cura di Barbara M.  @paputtina

 

88b976c61225d8d0f9055e924f6a0dee_originalEliana Salvi è la fondatrice di Pinktrotters. E’ nata e vissuta ad Ascoli Piceno. All’età di 19 anni si è trasferita a Milano dove ha studiato International Management all’Università Bocconi. Dopo la laurea, è entrata in una multinazionale inglese attraverso un graduate program e ha iniziato una brillante e veloce carriera all’interno del gruppo per 6 anni. Alla fine del 2013, la sua passione per i viaggi e per la conoscenza di diverse culture l’hanno portata a lasciare alle sue spalle il lavoro sicuro di ufficio come Finance Manager e ad intraprendere la strada imprenditoriale. L’ispirazione nel creare Pinktrotters nasce dall’aver viaggiato molto per lavoro e per motivi personali. Eliana crede che le esperienze da vivere siano più divertenti e gustose se condivise, specialmente per una donna che molto spesso si trova in situazioni poco piacevoli di viaggio da sola in posti sconosciuti e poco amicali. Eliana ha sempre trovato complicato il potersi connettere tra donne e trovare nuove amiche mentre si viaggia, ottenendo da esse consigli al femminile su dove trovare negozi adatti, parrucchieri, eventi del momento, posti sicuri e consigliati con autorevolezza da persone dai gusti simili. I social network fino ad ora esistenti non davano il senso di “belonging” e “trust” che cercava. Per questo motive nasce Pinktrotters; uno strumento utile, una community internazionale di donne che si conoscono condividendo il loro tempo libero attraverso eventi e viaggi di città in città. Un posto dove trovare altre donne dagli interessi simili dove trovare nuove amicizie che durano anche dopo la conclusione dell’esperienza condivisa. Da quando ha iniziato la sua avventura in Pinktrotters 2 anni fa, si è ancora più appassionata al mondo delle startup, all’innovazione, a costruire partnerships strategiche, identificare nuove opportunità e in particolare a lavorare con le donne e per le donne.

www.pinktrotters.com

Eliana@pinktrotters.com

FB, IG, TWITTER: Pinktrotters

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Valeria Cagnina: Non appiattitevi sulla massa. Siate voi stessi!

Valeria Cagnina, tu sei la più giovane Digital Champion d’Europa, vuoi spiegare a chi segue il nostro blog cosa vuol dire?

Il Digital Champion è un ambasciatore digitale che ha il compito di rendere i cittadini più digitali. È una carica istituita dall’UE, ogni paese europeo ne ha uno. Riccardo Luna che è il DC italiano ha deciso di moltiplicare il suo impegno nominandone uno per ogni comune, il suo obiettivo è arrivare a più di 8000, tanti quanti sono i comuni italiani. Il DC ha 3 obiettivi fondamentali: 

  • essere una sorta di Help Desk per l’amministrazione pubblica nel campo del digitale;
  • muoversi in assenza di banda larga, Wifi o altri diritti digitali negati;
  • promuovere corsi e progetti di alfabetizzazione digitale dai bambini ai nonni.

Io concretamente sono riuscita a realizzare un mio grande sogno, quello di portare il Coderdojo anche ad Alessandria. Il Coderdojo è un movimento volontario, apolitico, gratuito ormai diffuso in tutto il mondo che si è posto come obiettivo l’insegnamento di codice e programmazione ai bambini e ragazzi dai 4 ai 17 anni. Ad Alessandria abbiamo iniziato con la fascia d’età dai 7 ai 14 utilizzando Scratch che permette in poche ore di realizzare un videogioco. Io sono Co-Champion del CoderdojoAL (essendo minorenne non potevo farlo da sola). Il Champion ufficiale è Luca Pantano con cui mi piace tantissimo collaborare. Siamo riusciti a far partire anche un corso di base di computer per nonni in cui insegniamo a utilizzare Office, Skype, mandare mail, elaborare foto…Il modo di apprendimento dei bambini è completamente diverso da quello dei nonni infatti i bambini imparano molto in fretta e ci mettono tanto impegno e da una volta all’altra arrivano più preparati perché sperimentano anche a casa. I nonni invece apprendono più lentamente e ci mettono anche un po’ meno impegno. Da una volta all’altra poi…si dimenticano tutto. Pensate che abbiamo iniziato con Skype circa un anno fa e ancora adesso dobbiamo rivederlo perché non se lo ricordano più.

Curo anche una rubrica su il Piccolo, il giornale locale di Alessandria, in cui rispondo alle domande dei lettori sul tema del digitale. Quando posso racconto quello che sto facendo anche in alcune scuole per ispirare altri ragazzi e giovani ad appassionarsi alla tecnologia e al mondo dell’informatica.  

Riccardo Luna ha scritto:” Quando fai una cosa con le tue mani, la trasformazione più grande avviene dentro di te”. Tu hai costruito un robot, cos’ha rappresentato per te?

Il mio robot è realizzato con Arduino UNO, un sensore di distanza e due motori. È in grado di riconoscere gli ostacoli e evitarli tutto in modo automatico. Funziona un po’ come quello per aspirare la polvere di casa, l’unica differenza è che non aspira la polvere. Però l’ho creato io. A me piace definirlo “la mia creazione”. Per me è stato un grande obiettivo riuscire a costruire qualcosa da oggetti che prima erano inanimati. Ha ragione Riccardo Luna quando dice che la trasformazione avviene dentro. Al di là della soddisfazione, ci si sente capaci, si impara un nuovo modo di progettare e creare. Si impara la logica delle macchine e una progettazione diversa ogni volta. Quando il robot si accende e funziona, in quel preciso istante, ti sembra davvero che nulla sia impossibile!  

Valeria, sei anche la più giovane travel blogger d’Italia (http://blog.lilianamonticone.com ); cosa vuol dire viaggiare per te?

Curo la mia sezione Il Mondo di Valeria e mi piace scrivere di viaggi dal mio punto di vista di teenager. Per me viaggiare significa non tanto spostarsi da casa, ma conoscere diversi modi di vivere, pensare e concepire il mondo. Viaggiare, esplorare, conoscere, incontrare e scoprire posti nuovi a me è sempre piaciuto fin da quando ero piccola. Lo si può fare anche ad una mostra fotografica, in un ristorante etnico, incontrando una comunità particolare o, perchè no, andando a visitare l’Expo.

Un nuovo viaggio è sempre una pagina bianca tutta da riempire, indipendentemente dalla destinazione, come ho scritto anche nei capitoli del nostro libro ‘Guida ai viaggi low cost’ che uscirà a breve, dove racconto del difficile rapporto tra scuola e assenze per viaggiare da un lato e viaggi alla scoperta del mondo e viaggi come scuola di vita dall’altro. In viaggio si conoscono tante persone con cui poi si resta in contatto, cosa che oggi è molto facile, anche se non si incontreranno mai più. Poi succedono cose buffe, come quella volta in Nepal che una ragazzina mi ha chiesto a quale casta appartenessi e non si capacitava del fatto che in Italia non esistono le caste!

Normalmente questa domanda è dedicata ad un consiglio all’intervistata ma a te chiediamo un consiglio e un suggerimento ai tuoi coetanei.

Coltivare le proprie passioni sul web. Oggi non servono grandi mezzi, tanti soldi e possibilità esagerate. Un computer ed una connessione ad internet possono davvero cambiare la vita. Nei miei coetanei vedo troppa apatia, troppo disinteresse a tutto… oppure troppo interesse per calcio, moto e discoteca. Alimentatele poi ascoltando il TED. Qualsiasi passione lì troverà spunti inimmaginabili. In più imparerete l’inglese che vi servirà tantissimo e che purtroppo la scuola non è in grado di insegnare. Trovate i vostri modelli di riferimento. Ci sono tantissimi giovani in gamba in rete da cui prendere ispirazione. Penso a Federico Pistono. Non appiattitevi sulla massa. Siate voi stessi!

        Non appiattitevi su una vita che non è la vostra. Focalizzate quali sono i vostri interessi, ampliate le vostre cerchie per scoprirli, trovate le vostre passioni.

 Un consiglio ed una augurio a LeadingMyself.

Dedicatevi tanto ai ragazzi ed ai giovani. Fate capire loro che il mondo è dietro l’angolo e non è la piccola realtà, magari grigia e noiosa in cui vivono. Instillate in loro passioni da coltivare che renderanno felice e soddisfatta la loro vita. Aiutatemi a far capire che oggi bastano un computer ed una connessione (oltre all’utilizzo del proprio cervello!) per cambiare vita!!

 

A cura di Barbara M.   @paputtina

Valeria Cagnina.  Sono nata nel 2001. Sono la più giovane travel blogger d’Italia. Amo viaggiare e non potrebbe essere altrimenti con due genitori che mi hanno sempre portata in giro per il mondo da quando sono nata, pensate che a 14 mesi avevo visto 14 stati.Ho realizzato un Robot con Arduino. Hobby: stampa 3D, Arduino, programmazione e pittura.   Sono appassionata di ginnastica ritmica che pratico da quando avevo tre anni e da qualche anno insegno alle bimbe più piccole. Sono Animatrice presso l’oratorio. Sono Co-Champion Coderdojo Alessandria e Digital Champion per il Comune di Alessandria Ho partecipato come speaker al #TEDxMilanoWomen una soddisfazione indescrivibile!

 

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L’architettura è la concretezza del sogno!

E’ molto difficile scrivere di se stessi, soprattutto se ti rendi conto che il modo più vero che hai per raccontarti è attraverso le cose che realizzi e non quelle che dici. Penso che la mia creatività, tenuta a bada dal desiderio di concretezza, sia un modo di vivere e affrontare piccoli problemi, piuttosto che un bisogno espressivo e formale. Quando hai l’esigenza di farti comprendere è necessario riflettere sulla questione del ‘Linguaggio’: far valere le proprie idee non è facile se si hanno schemi differenti, è da questo che nasce il nome del mio studio “kNOwarchitecture”, dal desiderio di comunicare l’architettura, far conoscere una filosofia, diffondere esempi di maestri, prima di esprimere idee e proporre linee diverse, per farle nascere da una consapevolezza di ciò che in passato è stato proposto. Cerco di partire da un’attenta conoscenza delle regole architettoniche valutando la possibilità di  negarle al tempo stesso; affinchè  ogni progetto sia nuovo, sempre diverso, con una speciale identità corrispettiva al cliente e al concept ideato.

“L’architettura è la concretezza del sogno, la semplicità complessa è vincente, contraddire le regole può essere divertente, senza mai perdere di vista gli obiettivi in coerenza con i propri valori”. E’ difficile proporre nuove idee se non si sa quali sono le basi di chi si confronta con questo linguaggio e si possono ribaltare schemi, a mio parere, solo se si ha una forte consapevolezza della realtà. Quindi spesso la “creatività” è semplicemente un modo di affrontare delle situazioni per cercare di migliorarla. L’Architettura si deve confrontare sempre con la realtà, poiché il progetto nasce dai limiti di un’area o dalle esigenze del committente; l’approccio progettuale, dunque non è mai libero, nel design , invece, c’è più libertà perché la creazione di un oggetto non dipende da un luogo e non ha condizionamenti iniziali. Da questa riflessione, nasce “Clever rebel”, un marchio e un ‘blog-brand’: che auspica la creazione di oggetti “ribelli”, che si impongano nel tempo non solo per la forma ma per il plus-valore funzionale. L’ idea di studiare oggetti  “intelligenti e ribelli”, cerca nuovi contenuti chiave, grazie ai quali “design e architettura siano mezzi per migliorare piccoli pezzi di mondo”.

La mia storia è quella semplice di una ragazza che decide con entusiasmo di studiare architettura, si laurea ad Ascoli Piceno, va a Milano a lavorare per uno Studio di architetti associati, fa un Master in Interior Design, con una borsa di studio della regione Puglia, e poi va a Londra e lavora per una società internazionale di progettazione(Design International). Ma la voglia di creare le idee che avevo dentro era più forte della ricerca di un lavoro sicuro da dipendente…dunque ho deciso di mettermi in proprio come Architetto e di iniziare a produrre da sola i miei pezzi di design. Ritengo, infatti, che poter riflettere sulla creazione di pezzi esclusivi, consentire ai clienti di avere dei disegni che propongano arredi come se fossero “sculture” nei loro spazi, aggiunga un Plus valore in un contesto architettonico, quello attuale, che tende ad omologare le linee. Forse esser un po’ ribelli oggi significa semplicemente dire quello che si pensa senza aver paura di imporre il proprio punto di vista solo perché non si adegua a degli schemi, ecco perché odio la parola STILE, E PER ME NON HA SENSO PARLARE DI STILI, MA DI PROGETTI, perché ogni progetto è come una persona, ha la sua identità e non può esser paragonato ad altri, siamo tutti unici. Ecco che il design, per me è un mezzo per dare agli oggetti delle piccole funzioni in più che arricchiscano la loro valenza formale. L’idea di produrre “Pipoliva”, è nata dal desiderio di realizzare un piccolo progetto e proporre un nuovo modo di degustare olive e ciliegie. Il Tema di questi cucchiaini di design mi è nato da un imbarazzo durante un aperitivo in cui mi son resa conto che non ci fosse nessun metodo per degustare olive e ciliegie elegantemente, e mi son messa a studiare come poter creare un cucchiaino che avesse “una funzione in piu'”….nel manico: immaginato cavo, infatti, simile ad una pipa, consente di disfarsi del nocciolo, “soffiandolo” all’interno del manico stesso e cosi’ le mani non si sporcano!!! Dalla collezione Pipoliva è nata anche Cerasi’ per le ciliegie ed una serie di piccoli piattini per degustare in modo divertente e colorato dei frutti che altrimenti rimangono da consumarsi solo agli aperitivi e non durante cene piu’ elaborate: molte volte, infatti le olive non si propongono nemmeno nei ristoranti, perché non si sa come servirle. In Puglia, la mia terra d’origine, ad esempio esistono delle ricette che prevedono le olive cucinate, le cosiddette “olive dolci”, che sono molto buone e si servono bollenti, poiché si friggono nell’olio con il pomodoro fresco. La mia “Pipoliva” potrebbe aiutare a degustare tali ricette, risolvendo un imbarazzo costante che si presenta quando si trovano le olive a tavola. Le ciliegie, invece, potrebbero essere abbinate a creme e gelati, e il mio progetto introdurrebbe nuovi modi di mangiare se unito a nuove ricette. Non è solo un piccolo oggetto di design, ma vuole proporre nuovi modi e gusti … unendo tradizione ed innovazione.

Ernesto Nathan Rogers, affermava che un architetto puo’ progettare “dal Cucchiaio alla Città”…l’approccio per me è uguale, nasce sempre tutto dalla voglia di risolvere un problema e di concretizzare le idee …

packaging Pipoliva

Il Design, dunque, è per me un mezzo per proporre idee diverse e divertenti, ma la vera sfida resta l’Architettura, che è vera solo se riesce ad imporsi sul Tempo. Un tema, questo, poco facile visto che oggi si è costruito così tanto senza una particolare sensibilità e secondo me, piuttosto che pensare a  nuove forme architettoniche, bisognerebbe recuperare quelle già esistenti, con nuovi progetti urbani, prendendosi cura degli edifici riflettendo sulla coesistenza di spazi nuovi in ambienti che hanno già una storia. Un approccio che prevede uno svuotamento del superfluo per dare identità a nuovi percorsi. Non esiste una definizione netta tra design e architettura per me, anzi, la mia ricerca cerca di fondere i pezzi d’arredo con lo spazio in cui si collocano, poiché il mio Sogno è creare atmosfere in cui ci sia una completa integrazione tra mobile e ambiente, quasi per far entrare i fruitori in atmosfere prive di limiti ma totalizzanti. Da questa esigenza nasce l’idea di riflettere su pezzi unici di design quasi come se fossero “sculture” e non semplici arredi, ecco perché i miei pezzi contengono spesso una fonte di luce, pur non essendo lampade, perché considero la Luce un materiale e chi l’ha detto che quando si entra in uno spazio debbano accendersi solo le lampade e non anche il resto … per illuminare nuove emozioni?

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no style only architectureSilvia Cassetta

http://www.silviacassetta.com/

Dopo esperienze di lavoro in Italia e all’Estero presso altri architetti associati, apre il suo personale studio di progettazione architettonica e di design con la sua firma su design di pezzi unici di Furniture e Interior design. Lo studio si chiama “Knowarchitecture” ed ha una sede a Roma e un’altra in Puglia, sua terra d’origine. Dal 2008-2009 lavora in “Design International” a Londra, società inglese che realizza grandi progetti di retail design e resort www.designinternational.com

Nel 2008 consegue il Master in Interior Design presso la Scuola Politecnica di Design di  Milano. Dal 2007 è iscritta all’ Ordine degli Architetti della Provincia di Bari. Dal 2006 al 2008 svolge esperienza di lavoro presso lo studio di architettura di Alberto Ferlenga Associati a Milano e partecipa a numerosi workshop internazionali di architettura, con una “summer experience” a Miami, nello studio di R. Behar. Nel 2005 si laurea presso la facoltà di Architettura di Ascoli Piceno, dopo aver conseguito una maturità Classica.

Dexter, arte orafa e innovazione!

DEXTER MILANO Nasce nel 2010 da Renata Manno e Raffaella Finco e rappresenta un felice connubio tra l’arte orafa tradizionale e un approccio contemporaneo e cosmopolita. Le lavorazioni artigianali sono valorizzate ed esaltate attraverso un design moderno e raffinato. Un brand di gioielli e accessori MADE IN ITALY di design, dove esperti orafi curano ogni fase di realizzazione del gioiello, dalla fusione del metallo prezioso fino alla sua finitura manuale. Collezioni unisex e con più modalità d’uso.

Un incontro inaspettato quello tra Renata Manno e Raffaella Finco, in vacanza in Grecia, dove, lontano dalla routine lavorativa e dai condizionamenti esterni di ogni giorno, nascono una sinergia ed energia uniche che le accompagneranno durante tutta la loro avventura imprenditoriale. L’attenzione si sofferma sull’arte orafa che porta entrambe ad iscriversi ad una scuola serale di oreficeria che le tiene impegnate per più di tre anni e dove scoprono un nuovo mondo, perso con lo sviluppo industriale ed economico e dimenticato da molti con il passare del tempo. Decidono a questo punto di contribuire concretamente al recupero di questo antico mestiere e nel 2010 fondano la loro società DEXTER Milano, ispirate dalla parola inglese “dexterity” destrezza manuale creando la loro icona, il Time Machine ® : una forma che potesse rappresentare e fermare nel tempo questo momento speciale, sulla quale riportare la data di inizio 11 04 2010, il nome DEXTER mascotte a 4 zampe arrivata proprio in quei giorni e la città dalla quale è partita questa avventura.

Nel 2012, nasce di fronte al Teatro Nazionale di Milano, il primo monomarca DEXTER Milano, una location particolare scelta proprio per tenere viva anche in questo le origini di questa avventura imprenditoriale nata sotto la magia degli antichi greci, ideatori dell’arte teatrale.

Perché nella vita ci vuole anche un po’ di fortuna, ma esibita con discrezione ed ironiaEcco allora I nuovi messaggi da portare al polso come amuleti. Ferro di cavallo, coccinella e peperoncino disponibili sia in argento al platino che in oro, montati artigianalmente a bracciale, con fili tecnici nautici e nodo scorsoio adatto a tutti i tipi di polso in taglia unica.

 Dexter Milano Fortuna
Raffaella+Renata
Renata Manno e Raffaella Finco

Double B: “Che ci vuole, lo faccio io!”

E’ la crema che si adatta alla mia pelle, non il contrario!”

Tutto è iniziato qualche anno fa: ho preso il tubetto della mia crema viso – di marca famosa, comprata in farmacia e consigliata dal dermatologo – e ho iniziato a cercare su Google ogni singolo ingrediente. Più leggevo, peggio era: tutti componenti chimici che, nel migliore dei casi, facevano “solo” male all’ambiente o alla mia pelle e nel peggiore erano dannosi per entrambi. Ho anche scoperto che la pelle è una barriera penetrabile: alcune sostanze usate nei cosmetici sono abbastanza piccole da attraversarla, arrivando fino al derma. Io volevo avere una bella pelle, ma non ero più disposta a tollerare ingredienti chimici, che mettevano a rischio la mia salute e quella del pianeta. Volevo una crema adatta alla mia pelle, con la giusta consistenza e con il mio profumo preferito: così è nata Double B!

Ho scoperto il mondo dell’autoproduzione cosmetica e mi sono innamorata: potevo decidere io che ingredienti usare, la consistenza della crema, il profumo…tutto! Ho formulato da sola i primi cosmetici e li ho realizzati in cucina, usando gli utensili che abbiamo tutti in casa, come il frullatore ad immersione. Però questo tipo di produzione artigianale non è compatibile con la legislazione del settore: infatti tutti i prodotti cosmetici – per tutelare il consumatore – devono essere realizzati e confezionati all’interno di laboratori sterili, con tecnici specializzati che sappiano maneggiare le materie prime. Non importa che la crema sia a base di olio extravergine d’oliva o di sostanze chimiche potenzialmente dannose, come la formaldeide: il processo produttivo deve rispondere a standard precisi. Sono cresciuta in una famiglia autarchica, il cui motto è “che ci vuole, lo faccio io!”, perciò l’idea di trasformarmi in imprenditrice in un settore che non conoscevo non mi ha spaventata, anzi! Ho fondato Double B, ho trovato un laboratorio chimico cosmetico che producesse le mie formule e ho seguito tutto il processo: dalla scelta delle materie prime alla grafica del packaging, dalla realizzazione del sito alla strategia editoriale dei canali social. Una fatica pazzesca, ma mi sono divertita un mondo!

Volevo dare alle donne la possibilità di avere un prodotto cosmetico che non fosse solo “buono”, ma anche su misura per loro. “La mia crema viso…” Quante volte avete usato queste parole? Beh, mi dispiace, ma se l’avete comprata in profumeria, in farmacia o in erboristeria, quella non è “la vostra” crema viso, al massimo è il vostro barattolo. La mia crema viso è quella formulata per me, adatta alla mia pelle e con il mio profumo preferito. La mia crema viso è realizzata su misura, come un abito di sartoria, e la posso modificare in base alle diverse stagioni dell’anno (d’estate vi mettete i maglioni di lana? No! E allora perché usare la stessa crema?). Non sono io che mi devo adattare ad una delle migliaia di creme in commercio, ma è la crema che deve adattarsi alla mia pelle! Da qui l’idea di Tailored Beauty: chi acquista un cosmetico Double B ha la possibilità di personalizzarlo. Se ad esempio sente la Crema Viso troppo leggera per la sua pelle, può arricchirla con qualche goccia di Olio di Argan; se invece la sente troppo leggera può stemperarla con un po’ di gel d’aloe e inoltre può aggiungere la fragranza preferita o anche una spruzzata del proprio profumo. 

Oggi io sono sempre in cucina a sperimentare nuove formule, che testo sulla mia pelle e su quella di amici volontari – ed entusiasti, devo dire! Quando sono soddisfatta del prodotto passo la formula al mio laboratorio di fiducia, che provvede a confezionarla per me. Ovviamente utilizzo solo ingredienti di origine naturale e di prima qualità, se possibile provenienti dall’agricoltura biologica, come il Gel d’Aloe bio. Lo stesso vale per le sostanze funzionali, come ad esempio i tensioattivi dello shampoo e del docciaschiuma: seleziono solo quelli di origine naturale, perché siano delicati sulla pelle e biodegradabili. Inoltre, ho scelto di escludere quegli ingredienti che, pur essendo naturali, sono di origine animale e tutti i miei cosmetici sono 100% vegan. Last but not least, i prodotti Double B sono realizzati solo con ingredienti attivi che servono davvero alla pelle, per questo è sufficiente usare una piccola quantità di prodotto.

Sara AbbateSara Abbate

www.tailoredbeauty.bio

@: info@tailoredbeauty.bio

 

Glix…e così inizia l’avventura!

Vi è mai capitato di chiedere ad un amico di comprare qualcosa al posto vostro? Una giacca particolare ad esempio a Parigi o un paio di scarpe a NY? o sapete che il cappello dei vostri sogni esiste, ma in una boutique a Berlino?

GLIX nasce mentre stavo esaudendo il desiderio di una mia amica: trovare un paio di scarpe in un negozio che lei non poteva raggiungere, perché abitava in un’altra città. Trovato l’oggetto del desiderio, scatto una foto, la condivido e, dopo una veloce conferma, compro al posto suo. Ecco la classica scintilla, una lampadina che si accende, un sogno che comincia. Perché non farlo per altre persone? Perchè non guadagnare su ogni prodotto? GLIX consente a chiunque di diventare Personal Shopper di qualcun altro. E’ dedicato agli amanti del fashion, rendendoli trendsetter e punti di riferimento della propria città, in grado di comprare e vendere prodotti unici di tendenza locali, a livello globale.

GLIX è una specie di satellite che ruota intorno alla terra e invia un segnale ogni volta che avvista un abito, un paio di scarpe o un accessorio che potrebbe piacerti. Più nel concreto è un’app che mette insieme un network globale di Personal Shopper che lavorano per te, osservando e acquistando ovunque sul pianeta. Quando ho l’intuizione di creare GLIX, capisco subito di aver bisogno di aiuto, perché del marketing e della programmazione so soltanto che quei professionisti avrebbero veramente un gran bisogno di un Personal Shopper!

Contatto chiunque penso possa aiutarmi e finalmente trovo chi crede a questo progetto quanto me. Luca, CMO che metterà nel progetto tutta la sua esperienza, Fabio (CTO e Creative Director), il cui compito sarà lo sviluppo creativo dell’applicazione e la gestione del team di programmazione: Federico (sviluppatore IOS) e Kristian (sviluppatore Android). Una volta riuniti, guardando tutti dalle scarpe fino all’ultimo bottone delle camicie, esclamo: “Ragazzi, voi avete bisogno di me, almeno quanto io ho bisogno di voi”.

#fashionrevolution

E così inizia l’avventura.

H-FARM è la prima realtà che ha creduto in noi e ci ha ospitato in un mondo fatto di sudore e di soddisfazioni. L’esperienza ad H-CAMP, il programma di accelerazione di H-FARM, ci ha permesso di sviluppare un valido prodotto che uscirà a fine Ottobre sull’Apple Store, dopo un primo test a Settembre. Abbiamo avuto accesso a infinite informazioni e ad un network di contatti inaccessibile fino ad allora, migliorando di giorno in giorno il progetto e l’applicazione. Ci sono migliaia di e-commerce che si occupano di fashion, ma è tutto troppo virtuale per chi, come i fashion addicted, vive lo shopping come un colpo di fulmine con ogni capo. Senza contare che le boutique più prestigiose, spesso hanno abiti unici, che non potrai mai trovare online. Con GLIX questi abiti diventano visibili sulla rete, in esclusiva per te. Sì, perché dei Personal Shopper fidati ti offrono la possibilità di guardare con i loro occhi e toccare con le loro mani un abito che sta in città distanti migliaia di chilometri.

In parole povere, GLIX è lo Street View della moda, con la differenza che puoi far tuo tutto quello che vedi.

sara

A SPADAFORA 29 anni

Art Director con formazione al Politecnico di Milano in Design degli Interni. Ho seguito progetti creativi e di comunicazione per importanti brand internazionali come Coca Cola, Barilla, Vodafone. Mi definisco una “generatrice di idee” e con una di queste sto cercando di cambiare la mia vita.

 

 

 

GLIX

Diventa Personal Shopper ed inizia a guadagnare, condividendo la tua città!  

www.glix.info  

Per informazioni o collaborazioni:

Sara Spadafora –Founder & CEO  – sara@glix.info  

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Retro-officina, uno stile di vita!

Mi piace pensare che Retro—Officina offra un’alternativa a tutte le persone — di qualsiasi età, sesso e taglia — che vogliano vestirsi e/o arredare la propria casa in maniera unica ed ecosostenibile. Con il suo nome non si definisce esclusivamente un contenitore di antichità e nozioni manuali, ma si cela l’amore e la devozione per le piccole cose, per ciò che mostra i segni del suo tempo, che ha una storia da raccontare; il gusto di aggiustare; il riconoscimento del valore degli oggetti; l’attenzione allo spreco. Per dirla con una sola espressione: Retro—Officina è uno stile di vita.

La mia occupazione principale è recuperare pezzi di abbigliamento e design che per alcune persone destinerebbero alla discarica e donargli una potenziale nuova vita. Il momento esatto in cui ho capito che il mio talento nello scovare tesori, come amo definirli, nei mercatini e la mia abilità nel mescolare i pezzi poteva diventare un lavoro è stato in concomitanza con la crisi economica globale.

Quello del restauro, mestiere che ho scelto da bambina e perseguito sinora, non è un settore semplice nel quale addentrarsi e soprattutto mantenersi con continuità; così ho iniziato a formarmi in maniera diversa, studiando e seguendo corsi, dal taglio e cucito alla modisteria, per avere una preparazione più valida e non basata solo su attitudini personali. La parola ”crisi”, in fin dei conti, nella sua etimologia possiede una sfumatura positiva, in quanto un momento di riflessione, di discernimento che può e dovrebbe sempre trasformarsi nel presupposto necessario per un nuovo inizio. Ovviamente non è stato semplice: in questa impresa ho investito ogni fibra di me stessa; senza la famiglia che mi sostiene e condivide le mie scelte quotidianamente, e l’affetto e la stima degli amici, non credo che avrei mai potuto farcela. Mia madre è la mia prima follower, infonde sempre fiducia in me e nelle mie capacità e mi sostiene nei momenti di insicurezza; ed ho la fortuna di avere amici splendidi, dal trasloco agli shooting, loro sono una calorosa presenza sulla quale poter contare.

In un momento storico in cui è indispensabile ripensare l’economia e ristabilire un equilibrio nei rapporti che uniscono l’essere umano, il pianeta che lo ospita e le merci da lui prodotte, i beni di consumo acquistano — o meglio riacquistano — nuove valenze e connotazioni. La qualità sostituisce la quantità, l’unicità del pezzo la produzione seriale, la durabilità soppianta la stagionalità delle mode. L’effetto immediato di queste rivalutazioni — seguendo il principio eracliteo per cui nulla si crea e distrugge, ma tutto si trasforma —   è il riappropriarsi di pratiche di buon senso come il riuso e il restauro, di forme di mercato alternative come il baratto, del rinnovamento e della personalizzazione ad hoc subendo il fascino dell’arte e dell’artigianato che, per dirla con le parole di un noto designer, contribuiscono a non imporre l’ecologia come una punizione.

Locandina Retro-Officina

Su questi presupposti si sviluppano le attività di Retro—Officina, una vera e propria fucina creativa. Lampade, specchi, sedie, mobili e giocattoli d’epoca, trovano collocazione in case che vogliono esprimere la personalità di chi le ama e che tenta strenuamente di non soccombere all’omologazione anche tra quattro mura. La parte più divertente del lavoro è studiare la trasformazione e leggere lo stupore negli occhi di guarda: quel vecchio mobile così cupo e pesante è diventato così originale, colorato, arioso, un oggetto che non sapevi avresti mai desiderato ma al quale ora non si può resistere! Per quanto riguarda il vestiario ogni capo viene accuratamente selezionato e trattato con amore: lavato a mano o in lavanderie selezionate (e a basso impatto ambientale), riparato se necessario, o volendo completamente stravolto per essere trasformato in qualcosa di diverso, di ”nuovo”, per iniziare una nuova avventura o anche solo per un giorno di gloria con il servizio di nolo! E per tutto ciò che il tempo ha allontanato dal nostro gusto (o dalla nostra taglia attuale) c’è il servizio di sartoria per la completa trasformazione e personalizzazione dei capi. Il tutto con la coscienza green sollevata.

Sono sempre stata attratta dalle mode di altri tempi: dalla manifattura, dalla durabilità e dalla capacità di essere sempre attuali dei capi e accessori vintage. Probabilmente gran parte della mia passione è stata influenzata da mia nonna che, fin da piccola, mi faceva giocare con le scarpe con il tacco e gli abiti suoi e di mia madre che aveva conservato. Mi ha insegnato che per essere vestita bene non serve spendere un patrimonio ma valorizzare e modificare ciò che si ha o che si può trovare di accessibile, a scegliere con criterio. Da lì ad andare a scuola, già a 13 anni, con i pantaloni a zampa e le t—shirt anni70 il passo è stato breve. La scelta degli abiti giusti non è un’operazione superficiale: nell’ambito del “nuovo” è di fondamentale importanza saper leggere un’etichetta e tutto ciò che rappresenta, essere consapevoli della provenienza e del processo di lavorazione, del relativo impatto etico e ambientale; con l’usato — nonostante queste regole rimangano alla base di ogni scelta — si azzera la catena perché si utilizza qualcosa di preesistente. Inoltre credo nella valorizzazione della propria fisicità a prescindere dalla taglia, e alla consapevolezza di se stessi. Il vintage aiuta in questo percorso, e perché annulla il sistema taglie, mischiando generi, percezioni del corpo e vestibilità differenti. I clienti di Retro—Officina, infatti, sono variegati perché offriamo pezzi e servizi che possono essere apprezzati da ogni fascia d’età. I più assidui sono gli appassionati del vintage, dagli swingers fino alle stylist professioniste. I prezzi partono veramente da pochi euro, e salgono in base al valore intrinseco del capo. Si possono trovare anche alcuni pezzi a titolo gratuito, scelta che preso per far appassionare e condividere la mia passione per il riuso anche dai più scettici.

 

Salone del Vintage (AR) Giorno 2

 

 

 

Lorena Umena

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