Perchè non amiamo le divisioni, perchè vogliamo farcela INSIEME. Perché vogliamo ascoltarli.

 

“Ma tu, in vita tua, ti sei mai sentita vittima di abusi, in quanto donna?”

 

Fonte: http://www.businessinsider.com/brandy-melville-is-wildly-popular-2014-10
Fonte: http://www.businessinsider.com/brandy-melville-is-wildly-popular-2014-10

 

Uno spritz, un Pimm’s e una conversazione su un tema complesso e spigoloso.

Del resto, 12 anni insieme danno modo di poter condividere dubbi e perplessità come con nessun altro al mondo.

“Ma tu, in vita tua, ti sei mai sentita vittima di abusi, in quanto donna?”

(Inciso personale – io vengo da una realtà in cui le donne hanno sempre rivestito ruoli di centrale importanza, non solo nell’ambito educativo/familiare, ma anche lavorativo: da mia moglie (la gentile spalla virgolettata di questo mio racconto) fresca 30enne ma già avvocato da anni in studi di primissimo piano e vera money maker della famiglia, a mia madre per decenni primario e dirigente sanitario, al lavoro dove posso vantarmi di avere, come direttore, una delle donne simbolo dell’informazione italiana… Insomma, per me, l’idea che la donna possa essere discriminata in quanto donna è aliena quanto l’idea di fare una distinzione fra bianco e nero nel momento in cui devo scegliere un giocatore per il fantacalcio, semplicemente non ha basi né senso).

“Si, purtroppo succede… ti ricordi da XYZ, quando mi hanno chiesto se il mio essere mamma sarebbe equivalso al far cadere la penna alle 17.30 per andare alla recita?”

Ricordo.

E rabbrividisco.

Una parte di me aveva riposto la vicenda nel cassetto delle “realtà da cancellare dal mondo” e l’aveva accantonata, sperando nella marginalità numerica di simili realtà.

“beh, anche quella volta che… “

Bene.

Lo spritz diventa piuttosto amaro, perché la prevaricazione nei confronti della persona che ami è un qualcosa che mi chiude lo stomaco e fa pensare a quanto miserabile possa essere una società che accetta questo.
Pensi al femminismo e alle battaglie per superare tutto questo e ti rendi conto, anche, di quanto siano difficili da comprendere realmente, certe scottature se non le provi direttamente sulla pelle.

È per questo che credo che un uomo non abbia diritto di dirsi femminista, se prima non ha fatto tutto quanto in suo potere per rimuovere gli ostacoli che lui, da uomo, pone al compimento di questa parificazione.

Una realtà fatta di “Uomini che odiano le donne”, si potrebbe semplificare, citando il titolo che ha dato lustro al filone giallistico scandinavo.

In realtà mi viene da credere che non si tratti tanto di odio verso gli altri, quanto di una silenziosa paura dell’uomo di confrontarsi, davvero, con se stesso.

Perché l’ostruzionismo nei confronti del riconoscimento della parità è comunque e sempre un tentativo di preservare un vantaggio competitivo, che sia sotto forma di dazi all’entrata di prodotti commerciali o, appunto, di ostacolo al riconoscimento di uguale trattamento fra generi.

Ma è uno stupido tentativo, soprattutto nel confronto uomo – donna.

Sembra un’ovvietà, e sinceramente credo lo sia, per questo mi è difficile credere possa esistere il problema… ma a chi giova, un sistema che frustra la competitività e l’efficienza?

Forse al diretto interessato, ma è possibile che questo modello si perpetri negli anni, al di là dei singoli casi?

E’ possibile, da uomo, accettare di non mettersi in competizione?

Che poi, non sarebbe proprio il successo nella competizione, nel confronto, ciò che connota il maschio alfa nel branco?

Volendo azzardare un’analisi sociologica da bar, mi viene da credere sia il frutto di un modello educativo che ha cancellato la competizione, dalla famiglia alla scuola, creando quei bamboccioni viziati, che senza alcun merito cercano di paralizzare il progresso pur di non rinunciare al proprio microutile.

Potremmo farla lunga e girarci molto intorno, parlando di ragioni sociali, culturali, di eredità storica…

Ma, in realtà, è molto più semplice…

Che uomo sei se accetti che tua figlia, un domani sia discriminata perché donna?

Che uomo sei se permetti che qualcuno, domani, le metta un freno ai sogni, perché oggi non hai fatto niente per correggere il problema?

Che uomo sei, se in famiglia, non ti sporchi le mani nella farina, facendo la pasta con lei, facendola giocare e crescendo con lei, per andare a giocare a calcetto o a bere una birra con gli amici…

Che uomo sei, se non cresci e ti fai carico di cambiare le cose, davvero, partendo dal piccolo, dal sorriso della tua bambina?

Un sorriso così ingenuo e fiducioso, che non puoi accettare che domani qualcuno oscuri.

E allora, da Uomini, veri, completi, dobbiamo impegnarci per dare un futuro a quel sorriso, lavorare su noi stessi, in casa, in famiglia, nella vita di tutti i giorni perché così sia.

Perché se, partendo da casa, dai il giusto rispetto alle tue donne, non potrai che rifletterlo fuori.

Perché questa stupida separazione fra uomo e donna non esista, perché già in famiglia si realizzi una complementarità perfetta e nei nostri ragazzi la sola idea di discriminazione sia un termine senza senso, che appartiene a un passato buio della ragione.

Le rivoluzioni partono da un piccolo passo, sicuro e deciso.

Da un idea e dallo sforzo che si decide, concretamente di fare per concretizzarla.

Per me, quel piccolo passo è il sorriso della mia bimba, e farò ogni cosa perché possa conservarlo sempre.

Federico Leardini @fedelea

FEDE LEA

Nato a Venezia il 18/9/1979. Laurea in Scienze Politiche con Master in Relazioni internazionali presso l’Univ. Cattolica di Milano. Dopo una breve esperienza come lobbista a Bruxelles, lavora nel mondo dell’informazione economico – finanziaria, prima a Class – Cnbc, quindi, dal 2011, a SkyTg24. Sposato e padre di una splendida bimba di 2 anni

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