#ConLeDonneXLeDonne

Roma, 21 novembre 2015La bellezza di essere sensibili contro ogni forma di violenza: una campagna lanciata da Eau thermale Avène a supporto dell’associazione nazionale D.i.Re “Donne in Rete contro la violenza” per suscitare uno “scatto” culturale sul tema della violenza contro le donne. Da ieri la campagna #ConLeDonneXLeDonne ha finalmente assunto una forma concreta e tangibile: è diventata una mostra fotografica di contenuti generati dai cittadini, dagli utenti del web e da tutti coloro che hanno deciso di aderire all’iniziativa. #ConLeDonneXLeDonne è un’esposizione che mette in mostra la forza del ‘fare rete’, dimostrando che, quando il contributo individuale si trasforma in impegno collettivo, ha la potenzialità di innescare un vero cambiamento sociale. La mostra raccoglie gli scatti che rappresentano nel modo più efficace e convincente il messaggio individuale contro la cultura della violenza di genere. Non scatti di dolore o sofferenza ma, al contrario, immagini che celebrano l’assenza della violenza, la bellezza della sensibilità femminile, della dignità delle donne e della complicità con gli uomini. C’è chi ricorre a citazioni illustri, chi preferisce immortalare un istante fugace della propria quotidianità o chi riconosce in un raggio di sole tra le nubi l’essenza del chiarore illuminante della donna. Una schiena elegante, un sorriso sincero, un tacco color pastello a simboleggiare la creatività tutta femminile. Un’altalena che si libra nel cielo, lo skyline della Grande Mela, una creatura bionda e sorridente che benevola e curiosa tende la mano ad uno spaventoso tirannosauro.

Il progetto nasce dall’esigenza di accrescere la consapevolezza su un fenomeno di drammatica attualità. Una donna su tre subisce violenza e, ancora oggi, in Italia, sono i casi di femminicidio a occupare le pagine di cronaca dei quotidiani e il dato sconvolgente è che 7 su 10 si consumano all’interno del contesto familiare o affettivo. L’attualità del tema è legato alla Giornata Mondiale contro la Violenza sulle Donne, indetta dall’Organizzazione delle Nazioni Unite per il 25 novembre.

Carolina Crescentini #conledonnexledonne

Eau thermale Avène e D.i.Re hanno chiesto il contributo di tutti: in centinaia, provenienti da ogni parte d’Italia, hanno risposto all’appello, condividendo sui social network un messaggio e/o uno scatto fotografico personale contro la cultura della violenza sulle donne. Un gesto individuale che diventa, proprio grazie alla rete, un gesto collettivo. “La violenza sulle donne”, ha affermato ieri Titti Carrano, Presidente dell’associazione D.i.Re, “trae origine da una matrice culturale e solo un autentico cambiamento della società e una profonda opera di educazione possono contrastarla L’azione dei Centri Antiviolenza da trent’anni sostiene la libertà e l’autonomia delle donne, offrendo ascolto, assistenza legale e pscologica gratuite, protezione per le donne che subiscono violenza e per i loro figli”.

Maria Tilde Reposi, Direttore Generale Pierre Fabre Italia. “Il fenomeno della violenza sulle donne rappresenta ancora una vera piaga sociale nel nostro Paese, e per debellarla è necessaria una presa di coscienza più autentica e forte. Solo uniti possiamo vincere questa difficile sfida e, con il tempo, arrivare a un cambiamento di rotta”, conclude.

La mostra sarà aperta al pubblico fino al 29 novembre presso il Chiostro del Bramante a Roma. Con una donazione all’associazione D.i.Re, i visitatori potranno scegliere di avere a casa propria una delle immagini simbolo di questa campagna e riceverla una volta terminata la mostra

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Barbie, il mito fuori dal tempo!

Il suo vero nome è Barbara Millicent Robert, ma per tutte le bambine che ne hanno avuta una è solo Barbie. Definirla una bambola sarebbe riduttivo. Barbie è un’icona globale, che riesce ad abbattere ogni frontiera linguistica, culturale, sociale, antropologica e in 56 anni di vita ha rappresentato 50 nazionalità diverse, intrapreso oltre 150 carriere e molto altro ancora. Proprio per questo motivo il Museo delle Culture di Milano le dedica una mostra curata da Massimiliano Capella, Barbie. The Icon, prodotta da 24 ORE Cultura – Gruppo 24 ORE e promossa dal Comune di Milano-Cultura e da 24 ORE Cultura – Gruppo 24 ORE. 

Dal prossimo 28 ottobre al 13 marzo 2016, la mostra racconterà l’incredibile vita di questa donna che invecchia solo per l’anagrafe e che si è fatta interprete delle trasformazioni estetiche e culturali che hanno contraddistinto oltre mezzo secolo di storia, ma a differenza di altri miti della contemporaneità stritolati dallo scorrere del tempo, ha avuto il privilegio, in quanto bambola, di essere fuori dal tempo, attraversare epoche e terre lontane, rafforzando per questo il suo status di leggenda e, soprattutto, di icona del fashion e specchio di epoche diverse.

Barbie, dal 1959, data in cui è nata, esattamente il 9 marzo, ha fatto mille carriere, è andata sulla luna, è ambasciatrice Unicef, ha indossato 1 miliardo di abiti per 980 milioni di metri di stoffa. Ma soprattutto Barbie è cambiata con il cambiare del tempo, non solo delle mode o della moda, sempre al passo con il mondo. Ed è diventata una vera icona. La mostra sarà articolata in 5 sezioni e preceduta da una sala introduttiva, Who is Barbie, dove si troveranno i 7 pezzi iconici e rappresentativi per decadi dal 1959 ad oggi, oltre la time line, le curiosità, i numeri e il making off globale di Barbie per sapere subito Chi è Barbie.

 

Info e prenotazioni http://www.ticket.it/mudec Tel. +39 0254917

www.mudec.it

 

Torniamo a farci ispirare dal silenzio!

La pena che scontano i buoni per l’indifferenza alla cosa pubblica è quella di essere governati da uomini malvagi (Platone) 

L’ecologia è un modo di vedere il mondo ed è stato il mio filo guida nella scelta della professione. Dopo la scuola superiore ho scelto quindi di iscrivermi al corso di laurea triennale in “Analisi e gestione delle risorse naturali” presso l’Università dell’Insubria di Varese. Ho portato avanti gli studi mentre avevo già un attività lavorativa prima in una cooperativa di promozione sociale, fondata insieme ad altre persone, poi i primi lavori saltuari nell’educazione ambientale. Un’esperienza che mi ha permesso di osservare alcune realtà nel campo naturalistico e cominciare a farmi delle mie idee. Nel 2003 la prima esperienza in lipu come volontaria e come guida per le scuole in alcune giornate dell’anno.

Molta determinazione ma anche un pizzico di fortuna per approdare poi nel 2004 a quello che è un sogno di moltissimi : lavorare in una riserva naturale, anzi di più lavorare in un’oasi della LIPU! Un lavoro molto idealizzato ma che nella pratica richiede moltissime abilità e molta dedizione, capacità di relazionarsi con pubblici diversi e coordinare collaboratori e volontari oltre alla voglia di mettere “le mani in pasta” occupandosi di tutto un po’, dalla manutenzione di sentieri e strutture all’accompagnamento di visitatori e scuole, all’immancabile parte d’ufficio per far quadrare i conti e programmare le spese. Ma in primis serve entusiasmo, molta passione per il proprio lavoro e il non lasciarsi fermare davanti a problemi e difficoltà in un lavoro caratterizzato da incertezza e una cronica scarsità di fondi che condiziona molte scelte, anche nella vita personale, ma che impone anche soluzioni creative e mette in luce l’ingegnosità di personale e volontari.

Nel 2006 ho terminato gli studi e nello stesso periodo sono diventata responsabile oasi. La voglia di fare cose nuove, di proporre le mie idee e di sperimentare questo nuovo ruolo mi ha dato lo slancio per superare anche i moltissimi problemi che si devono affrontare nella gestione di una riserva. L’oasi è come una piccola azienda che deve far quadrare i conti, fare le scelte di indirizzo corrette, farsi conoscere, accogliere il pubblico, tenere funzionanti e sicuri strutture e sentieri; la sfida maggiore è mettere insieme le diverse esigenze e le diverse persone cercando di tutelare nel contempo l’interesse principale della riserva attraverso una corretta modalità di fruizione spesso non comprensibile a tutti. Non ci sono logiche di mercato ma di etica e salvaguardia ambientale, ciò nonostante fondi e risorse umane sono limitati per cui bisogna fare molta attenzione alla loro gestione. La natura riserva poi molti imprevisti come l’alluvione di novembre 2014… l’oasi interamente allagata, passerelle e parte delle schermature da rifare, capanni sommersi dall’acqua, moltissimo lavoro di manutenzione per ripristinare la percorribilità dei sentieri. Ma questo è il bello della diretta in un ambiente naturale! L’istituzione ufficiale della Riserva avviene nel 1983 ma la sua gestione con un responsabile oasi presente in modo fisso e la realizzazione di strutture per la fruizione inizia nel 1994 e da allora man mano si sono aggiunti piccoli pezzi e migliorie per “costruire” una Riserva capace di accogliere le moltissime scuole in visita, le famiglie, i birdwatchers e i fotografi che possono passeggiare per i sentieri e fermarsi ad osservare la fauna nei capanni di osservazione. Far conoscere e vivere questo particolare ambiente è sempre stato un obiettivo prioritario per l’associazione. Un laboratorio all’aperto per migliaia di alunni ma anche per i numerosissimi visitatori che partecipano agli eventi natura, visite guidate a tema o attività naturalistiche per i più piccoli. Un luogo dove tanti bambini hanno avuto la possibilità di imparare a conoscere anfibi, insetti, uccelli e mettersi alla prova come “piccoli naturalisti”.

Il mio inizio in Lipu è stato come operatore didattico e ancora oggi l’ideazione di percorsi di educazione ambientale e attività domenicali per bambini e ragazzi è una delle attività che preferisco e che mi stimola maggiormente. Un lavoro creativo e organizzativo ripagato dal senso di stupore dei bambini che prendono in mano una rana per la prima volta o che scoprono con il binocolo i falchi che planano sui canneti.

Il valore aggiunto di questa realtà è dato dalla presenza di decine e decine di volontari che negli anni si sono susseguiti, oggi contiamo una ventina di questi preziosi collaboratori che ci consentono di svolgere tutte le attività necessarie alla vita della riserva. Età, esperienze e attitudini diverse che vedono come denominatore comune la generosità e la voglia di mettersi in prima persona a fare qualcosa per un bene collettivo, per una realtà naturalistica di grande valore, per dare una possibilità a chiunque di godere della bellezza di questo ambiente. Le persone impiegate stabilmente nella gestione della riserva sono solo due, si capisce quindi come sia indispensabile una mano per tenere sempre puliti i sentieri, aggiustare passerelle e capanni, realizzare gli eventi e tenere aperto il centro visite, ideare e distribuire le locandine per informare di corsi e visite guidate, gestire il sito e la comunicazione, fare turni di vigilanza e censimenti dell’avifauna … una lista interminabile di cose che a volte scoraggia ma che rende unico questo lavoro che non vede mai un giorno uguale ad un altro. Le stagioni e il meteo determinano molto l’organizzazione delle attività e le necessità della riserva.

A volte bisogna tornare a farsi ispirare dal silenzio dei canneti e degli stagni della palude per non farsi travolgere dalle scadenze, dalle mille attività e dalle richieste delle diverse tipologie di fruitori. La tutela della riserva e la sua valorizzazione è il centro su cui deve basarsi ogni scelta e solo trovandosi immersi nella sua natura ci si possono chiarire le idee e capire in quale direzione andare.

L’oasi è un luogo di bellezza, di natura e persone, anche per questo la responsabilità nel gestire una realtà così complessa è grande.

Quando subiamo atti vandalici o troviamo persone che trasgrediscono le regole della riserva o abbandonano rifiuti ci si ritrova spesso a ripartire da capo e si deve necessariamente andare oltre la delusione e rimboccarsi le maniche. Anche il lavoro più bello del mondo non è esente da sconforto e momenti bui, la differenza tra chi resta e chi invece lascia la fa la voglia di impegnarsi per l’ambiente e di far continuare un’esperienza di volontariato e di buona gestione di una Riserva che ha una storia di più di trent’anni. Un responsabile oasi deve essere prima un’ambientalista con forte senso civico poi un naturalista.

 

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RAVASIO BARBARA

Responsabile Lipu riserva naturale regionale Palude Brabbia dal 2006. Dal 2004 al 2006 operatore didattico sempre presso la riserva.  Formazione: naturalista

lipu.varese.it

oasi.brabbia@lipu.it

Facebook: Oasi LIPU Palude Brabbia

 

 

 

DIS: donne in sicurezza!

Mi sono resa conto che noi Donne della Polizia di Stato (dal 1961) siamo delle precorritrici  nell’affrontare e risolvere i problemi che nascono dal momento in cui entri a far parte di una forza di polizia e contemporaneamente cerchi di avere una qualità della vita “soddisfacente” per te e la tua famiglia; io mi ritengo molto fortunata in quanto già da qualche anno la mia amministrazione si preoccupa di garantirla attraverso seminari, training, eventi formativi professionali e non,  che appunto mirano a garantire questo “benessere” a 360° del personale femminile.

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Nel perseguire tali intendimenti, già solo nella mia Direzione Centrale Polizia Criminale sono stati organizzati: Corsi Teorici Pratici di protezione Personale, un Convegno per la prevenzione del tumore al seno e papilloma virus Corsi di Comunicazione personale e Team Building, Corsi di lingue etc tutte iniziative che per certe colleghe in altre Forze di Polizia sono ancora “fantascienza” purtroppo.

D.I.S. Vuole essere quindi una spazio aperto e di condivisione dove le questioni relative al lavoro e alla famiglia, alla vita culturale e sociale, verranno discusse ed elaborate. Una fucina comune dove ogni donna potrà esprimere il proprio pensiero in piena libertà e senza condizionamenti di qualsivoglia natura. L’iniziativa ,così come concepito dalle poliziotte che lo hanno costituito ( io e la mia collega Carmela Iovine), vuole proiettarsi nel sociale, aprendosi anche alle istanze che provengono dalla società civile.

L’Obiettivo principale Infatti è quello di promuovere la partecipazione delle donne del Dipartimento di P.S. e nelle altre forze di Polizia  nella società, affinché il loro impegno fattivo contribuisca a rafforzare l’immagine della Polizia di Stato e delle altre forze  – a volte erroneamente  concepita solo come istituzione preposta alla prevenzione e repressione dei reati e alla conservazione dell’ordine pubblico – ponendo l’accento sul fatto che essa svolge un importante ruolo sociale che è quello di stare vicino alla gente comune per recepirne le istanze, anche quelle che investono sfere diverse dai compiti istituzionalmente assegnati ai poliziotti.

D.IS. In tale ottica intende relazionarsi anche con il mondo esterno alla Polizia di Stato, rivolgendo la sua attenzione alle istanze sociali che provengono soprattutto dalle donne, dagli anziani, dai minori e in generale dalle fasce più deboli della società, privilegiando l’informazione relativa alla salvaguardia dei diritti ed alla difesa da ogni tipo di violenza, fisica e psicologica, vengono pertanto periodicamente organizzati e partecipati incontri tematici tesi al confronto con associazioni che operano nel sociale (Associazione Margot, Associazione Pagaie Rosa, etc) per un arricchimento reciproco di esperienze da trasfondere nella società civile.

Infine non viene trascurato l’aspetto ludico attraverso specifici corsi di teatro e le cui rappresentazioni hanno consentito di raccogliere in poco tempo, considerando che eravamo tutti neofite, circa 50.000 euro devoluti totalmente in beneficenza ad associazioni che si occupano in particolare della cura di bambini affetti da malattie genetiche .

IMG_2174Roberta Tarsitano email: rtarsitano@gmail.com

https://twitter.com/robertatarsitan

https://www.facebook.com/DonneInSicurezza

 

Pari o dispare:” In Italia si nasce pari e si diventa dispare”

 Con il trascorrere degli anni ho compreso che le coincidenze non accadono per caso e, con uno spirito che oggi si definisce resiliente, ho cercato di accogliere i cambiamenti, anche quelli più impegnativi e dolorosi, trattenendo e valorizzando la parte positiva. Milan Kundera ne “L’insostenibile leggerezza dell’essere” invita a rimproverare coloro che sono ciechi alle coincidenze della vita che ci spingono verso la bellezza e l’evoluzione delle storie.

Ecco, seppur con approccio laico, ho questa propensione. Non saprei dire se può essere considerato un merito o è frutto di una natura riflessiva, quella natura che aveva spinto mia madre a mostrare una preoccupazione al mio pediatra perché le sembrava che tardassi a parlare (n.d.r. l’intera famiglia prima, gli amici ed i colleghi dopo hanno abbondantemente rimproverato questo dubbio alla genitrice): “è solo un’attenta osservatrice, saprà dare significato alle parole”. Non sarà un caso che ho deciso di occuparmi di comunicazione, di marketing e di relazioni istituzionali.  E non sarà stato un caso se nel 2010, in un momento molto particolare della mia vita professionale, ritrovandomi a partecipare al lancio di Pari o Dispare, comitato di donne e di uomini accomunati da un obiettivo comune, la parità, e di cui sono oggi Vice Presidente. Sino a quel momento il mio percorso personale, per quanto impegnativo, era stato un percorso positivo. Avevo voglia di dimostrare le mia capacità, avevo voglia di crescere e di contribuire e avevo trovato delle persone che mi avevano lasciato la possibilità di esprimermi. E così azienda dopo azienda la mia esperienza andava forgiandosi, forse precorrendo i tempi rispetto a quelli considerati “normali” in Italia. Donna giovane in un settore molto maschile come quello dell’ambiente prima, dell’energia dopo. Non posso nascondere che nei primi anni lavorativi i miei look risultavano un pizzico austeri, cercavo di spostare l’attenzione verso le mie capacità. Con i dati di fatto volevo dimostrare la mia qualità.

Questo sino al 2010. Nel 2010 sono inciampata, per vicende alterne, mi sono ritrovata in un’organizzazione e in un management non abituato al confronto di genere. Ho fatto un’esperienza nuova in una fase per me di rinnovamento coincisa con la diagnosi di tumore. Giorno dopo giorno sentivo che mi si volevano incollare degli stereotipi, nel team la voce della donna aveva meno peso ed io, da sorridente e pacata, mi ritrovavo ad alzare la voce per far rispettare un ruolo. “In Italia si nasce pari e si diventa dispare”: con queste parole Emma Bonino, oggi Presidente Onoraria di Pari o Dispare, proprio nel gennaio 2010 presentava l’associazione neonata per contrastare discriminazioni e stereotipi di genere.

La vera data di nascita di Pari o Dispare è il 19 dicembre 2009 che corrisponde alla sua costituzione formale. Alla sua origine un criterio molto semplice e nel contempo tanto difficile da far passare: promuovere la parità tra uomo e donna sulla base di una leva fondamentale per lo sviluppo dell’intera società, e non solo dei percorsi femminili: “la meritocrazia”. Ad iniziare dal mercato del lavoro. Durante il primo incontro non ho mai sentito parlare in termini di “colore rosa”. Mi è sembrato un ottimo inizio evitare il primo stereotipo che vuole ricoprire tutto ciò che riguarda le donne di rosa confetto. Mi è parsa un’ottima opportunità per dare un contributo, per crescere ancora una volta condividendo le esperienze. Prendendo spunto da una copertina dell’Economist dal titolo “We did it. What happens when women are over half the workforce”, PARI O DISPARE ha iniziato a lavorare sui numeri andando oltre con un’analisi qualitativa.

Il problema non è solo di quante donne siano occupate, ma di quante raggiungano posizioni di vertice. Nella primissima fase alle aziende private, alle pubbliche amministrazioni il Comitato ha chiesto le motivazioni circa l’assenza delle donne, le ragioni per cui non venivano inclusi nelle ricerche curriculum al femminile. Sono passati 5 anni, 5 anni in cui la legge sulle quote di genere ha prodotto i suoi primi frutti. Grazie alle attività, svolte a volte in sinergia, altre volte in parallelo, i numeri che riguardano i CDA, le posizioni di vertice sono cambiati in positivo. Il nostra Paese occupa ancora posizioni bassissime all’interno delle classifiche internazionali come quelle elaborate dal World Economic Forum. Quei numeri che come Pari o Dispare abbiamo utilizzato per i nostri spot distribuiti online in occasione della ricorrenza dell’8 marzo.  Qualcosa è cambiato anche in termini di rappresentazione della donna. Il Manifesto per l’uso responsabile dell’immagine di genere senza stereotipi promosso da PARI O DISPARE ha aperto la strada ad un dialogo con le aziende, con il mondo della creatività pubblicitaria. Ha creato momenti di incontro e di confronto. Non possiamo ritenere di aver raggiunto l’obiettivo ma sicuramente in questo primo quinquennio la sensibilità è nuova e grazie alla rete abbiamo avuto modo di riunire le forze e di far sentire quel no alle campagne pubblicitarie che non si basano sulla creatività, sulla qualità. In questi cinque anni tanto è stato fatto e tanto è ancora da fare. PARI o DISPARE ha promosso posizioni a tratti impopolari. Penso alla questione dell’innalzamento dell’età pensionabile delle donne, alla questione delle quote di genere come strumento e non come fine, alle leggi elettorali.

Ciò che mi ha trattenuto in PARI o DISPARE è stato lo stile: determinato, concreto ed allo stesso tempo ironico. Avere Emma Bonino come Presidente Onoraria ci ha permesso di partecipare e di nutrirci di una visione molto ampia, sia in termini di spazio che di tempo. Non a caso PARI O DISPARE ha intrapreso delle attività di empowerment e di confronto tra modelli femminili a livello internazionale con il progetto “DONNE e MEDITERRANEO”. Tre anni di progetti che ci hanno permesso di rilanciare un “sabir delle donne”, una lingua comune fatta di valori, di diritti e di conquiste come quella usata dai pescatori siciliani e nordafricani nel mediterraneo nel passato. PARI O DISPARE non si mai adagiata. La riflessione sul genere ci ha portate anche ad una riflessione sulle generazioni. Nasce così il progetto “NOW. Not only Women. Genere e Generazione”, un progetto che ci ha permesso di ricordare la figura di Miriam Mafai e di riflettere sulla questione di genere attualizzandola e mettendo a fuoco gli obiettivi per una nuova fase di impegno.

Devo a PARI O DISPARE un merito: In questi anni tutte le associati e gli associati hanno evitato il tono epico della sfida. Abbiamo agito in modo concreto, e questo ha implicato anche dei momenti di stasi, e in modo coerente. Abbiamo parlato di parità pensando al quotidiano proprio come è giusto che sia affinchè questa diventi realmente un criterio meritocratico e naturale. Parità significa avere non solo la possibilità di accedere ma di mettere a frutto le proprie capacità. PARI O DISPARE vuole continuare a contribuire. Sappiamo di poterci migliorare e di poter crescere. Tante saranno le attività, i progetti. E vuole farlo in ottica di rete, vuole farlo mettendo in atto nuove sinergie come quelle messe in campo in questi anni con le associazioni amiche, solo a titolo esemplificativo, come Corrente Rosa, Pari Merito, l’Accordo Paritario, Aspettare stanca, Oxfam Italia, Wister SGI, Sui Generis, Dol’s, Non Chiederci La Parola, PWA, GammaDonna.

 www.pariodispare.org

TW: @ParioDispare1 –

FB: Pari o Dispare

 

Outstanding_0053Francesca Maria Montemagno , nata l’8 gennaio 1975, rinata nel 2008. Insomma lasciatemi dire: ho appena 6 anni, con l’entusiasmo e l’emozione del primo giorno di scuola elementare. Mi definisco una resiliente felice che colleziona matite colorate e rane. Studi giuridici, una specializzazione in marketing e relazioni. Oggi con FORMAFUTURA mi occupo di comunicazione e marketing digitale c, supporto insieme al mio socio le aziende e i manager che affrontano il #digitalchange. Sino al 2011 ero una manager, una donna d’azienda alle prese con comunicazione, rapporti istituzionali e marketing. Comunicatrice per professione, comunicatrice per passione. Fin qui nulla di particolare, forse la collezione di rane un po’ strana! Sono rinata l’8 settembre 2008, precisamente. In quel giorno il mio team di medici all’Istituto dei Tumori di Milano mi ha comunicato che, sì, l’avevamo sfangata! Che non sarebbe finita lì… Ecco dopo un percorso fatto di chemio e di radio, di tanto amore da parte della mia tribù colorata capeggiata dalla mia Wunder-Mutti mi ero conquistata una nuova vita. Quella scritta “GAME IS OVER” che io avevo immaginato, scherzandoci sopra, come la grafica di un video gioco non sarebbe servita. Ed eccomi qui a dare un contributo. A credere nel cambiamento possibile e nella forza della rete, della condivisione… e della gentilezza.

Web: www.formafutura.it

Linkedin: Francesca Maria Montemagno

Twitter: @lamontedoc

 

Viva Vittoria: la consapevolezza del cambiamento!

25 Novembre 2015 Giornata Internazionale contro la violenza sulle donne. Piazza Vittoria, Brescia

Coprire Piazza Vittoria e aree limitrofe con opere realizzate a maglia!

 Coprire = prendersi cura di

La presa di coscienza è l’origine del cambiamento: la donna deve prima sviluppare dentro di sè la consapevolezza del cambiamento per poterlo mettere in atto. L’arte ha anche la funzione sociale di proporre una possibile nuova idea di società: l’espressione creativa dell’essere umano è la più grande risorsa per raggiungerla.

Chiediamo alle persone (uomini e donne) di realizzare a ferri o uncinetto, moduli in maglia da cm 50×50, aggiungendo la propria firma in qualsiasi forma o modo. L’opera finale sarà costituita da 15.000 moduli. 2) I moduli verranno uniti per realizzare coperte da cm 100×100 usando  un filo rosso, espressione dell’arte come possibilità di relazione. Tutte insieme diventeranno poi un’immensa opera. 3) Esiste un centro preposto alla raccolta e all’incontro dove su di una grande tela tutti metteranno la loro firma, cosicché, anche quando la grande coperta verrà tolta, resti la lista delle persone che non si   risconoscono nell’uso della violenza. questa opera sarà la dichiarazione di non violenza sulla donna da parte di tutta la collettività!

Vogliamo mettere in relazione quante più persone possibili in merito all’idea che cambiare è possibile cominciando da noi. Contrapporre alla lista delle donne vittime la lista delle persone che non accettano, non ammettono più nessun tipo di violenza nei confronti delle donne in nessun luogo del mondo. Raccogliere fondi da destinare alla “Dimora”, casa d’accoglienza per mamme e bambini, perchè le donne ospiti possano diventare indipendenti nel lavoro, nella casa, nei propri bisogni. Come: A – con la vendita delle coperte. B – con la vendita delle immagini del diario fotografico.

Fare insieme per costruire insieme!

Organizzazione Cristina Begni  – 335 7056079  sempresmilza@testudo.com

Realizzazione Patrizia Fratus  – 338 7100408 patrizia.fata@gmail.com

Simona Romele – 344 1169227     simona.romele@libero.it

Comunicazione Silvia Lumini – 393 9130023     silvia.lumini@innovazione.bs.it

Per avere info e aggiornamenti seguiteci su  info@vivavittoria.it    www.vivavittoria.it

“La musica sa andare oltre le disabilità”

Sono Francesca Raimondi, sono nata a Voghera (PV) nel 1983 e lavoro come insegnante di musica.

Fin da piccola ho sempre amato  la musica, la lettura, la scrittura ed i bambini :  a 4 anni il mio brano preferito era la Primavera di Vivaldi, a 5 ascoltavo e riascoltavo le canzoni dello Zecchino D’Oro imparando a memoria tutti i testi soprattutto nelle varie lingue straniere, ed a 9 anni ho iniziato a suonare il violino. Intorno ai 10-11 anni mi piaceva organizzare, in vacanza al mare, giochi e piccoli spettacoli coinvolgendo tutti i bambini della spiaggia, e poco dopo mi sarebbe piaciuto fare la baby sitter.

Nello stesso periodo ho iniziato a tenere un diario ed a scrivere poesie, pubblicando il mio primo libro a 15 anni, anno in cui, in una libreria di un paesino sardo, ho trovato il romanzo “Una bambina” di Torey Hayden, psicologa americana esperta in educazione speciale. Quel libro mi ha cambiato la vita, letteralmente : Torey (che in seguito ho avuto modo di conoscere di persona in Italia) trasmetteva una passione per il lavoro con i bambini “speciali” tale da “folgorarmi”, e farmi capire che da grande avrei voluto diventare come lei , insegnante per bambini con disabilità.

… E forse ci sono riuscita , visto che da alcuni genitori vengo definita “la maestra dei miracoli”, la stessa definizione data a Torey Hayden ….. anche se io mi ritengo solo una persona che ama il suo lavoro e lo svolge con impegno.

Tra i 18 ed i 26 anni pensavo, in realtà, che  nella vita avrei fatto la concertista : il violino era la mia vita, frequentavo il Conservatorio, suonavo in pubblico e partecipavo ai concorsi, pur consapevole del fatto che questa passione era “esplosa” troppo tardi, dopo anni di lezioni di violino “subìte”, e che dopo una certa età fosse quasi impossibile raggiungere il livello richiesto per svolgere una carriera concertistica in particolare, come sognavo io, come musicista solista. Parallelamente, infatti, ho incominciato anche a lavorare con i bambini … “speciali” …. A 20 anni sono stata accettata come volontaria in una scuola per alunni con gravi disabilità, ho conosciuto Cecilia, la “mia” prima bambina, che a 7 anni aveva lo sviluppo cognitivo di una bimba di 12 mesi … e mi sono innamorata di quel lavoro!!! In pochi mesi sono riuscita non solo ad instaurare un rapporto significativo con tutti i bambini che seguivo, ma anche ad ottenere con loro risultati importanti in termini di miglioramenti e sviluppo delle loro competenze, agendo molto di istinto, commettendo vari errori , ma, non so come, anche a sostenere il loro processo di crescita ed a migliorare la loro qualità della vita, con tanta convinzione ed amore, credendo sempre nelle loro potenzialità.

Come ho raccontato nel mio secondo libro (Farfalle senza ali,  Armando editore 2006). Allora “funzionavo” così, per prove ed errori, guidata più dalla passione che da una reale preparazione … ma avendo appena iniziato l’Università (Psicologia dello Sviluppo, ovviamente), forse non avrei potuto fare di più. Tra il 2004 ed il 2014 ho lavorato sempre, durante l’estate ma saltuariamente anche in altri periodi dell’anno, come educatrice in vari campi- prima infanzia, minori, adolescenti, disabilità complessa, sindromi genetiche, autismo- “specializzandomi” nel corso del tempo nell’area della disabilità grave, soprattutto nell’ambito delle sindromi genetiche rare, e dell’autismo. Tra il 2009 ed il 2010 ho conseguito sia il diploma in violino sia la Laurea Specialistica in Psicologia, e poco dopo anche, con lode, l’abilitazione al metodo didattico CML, derivante del metodo Suzuki, per insegnare musica ai piccolini dai 6 mesi ai 5 anni. Intanto mi capitava, invitata da associazioni ed enti, di tenere laboratori di musica, e nel 2009 ho avuto i primi allievi di violino e pianoforte, alcuni molto piccoli ed altri con disabilità.

E da lì ho iniziato a riflettere …..Che cosa volevo fare DAVVERO nella vita? Che cosa mi riusciva MEGLIO? Ormai accantonato il sogno di diventare violinista, per “raggiunti limiti di età”, avevo continuato però a suonare ed, appunto , insegnare, nonché lavorare con i bambini con difficoltà, studiare testi inerenti tale argomento e pensare ….. pensare a come avrei potuto unire TUTTO questo!!!

I primi allievi con disabilità sono stati Elisa, che in 6 mesi nonostante gravi difficoltà motorie ha imparato diversi brani alla tastiera, e Filippo,  3 anni, con una sindrome genetica rara e tratti autistici, che ha partecipato al suo primo saggio con gioia ed un’attenzione notevole date le difficoltà e l’età ed ha sviluppato una grande passione per la musica. Solo allora mi sono accorta che … Sì, poteva funzionare … era QUESTA la mia strada!

Insegnante di musica per bambini piccoli, ma anche allievi un po’ più grandi, anche con disabilità. NON MUSICOTERAPEUTA, ma INSEGNANTE : io INSEGNO, e questo dev’essere chiaro. NON faccio TERAPIA, NON GUARISCO NESSUNO.

Il mio scopo è quello di insegnare   A SUONARE UNO STRUMENTO anche a chi, per ragioni che non condivido e non mi sono chiare, è considerato “non capace di apprendere, tantomeno uno strumento musicale”. Invece con il mio lavoro ho scoperto e SONO IN GRADO DI DIMOSTRARE ( dati alla mano …. Con tabelle, grafici, e piccole “ricerche” su ogni allievo) che TUTTI POSSONO IMPARARE A SUONARE. Che la musica NON GUARISCE, NON CURA …. Ma aiuta A CRESCERE, EDUCA e dà uno scopo, un obiettivo ed una PASSIONE a tutti, INDIPENDENTEMENTE dalle loro difficoltà o meno.

Nel frattempo, sto accumulando esperienza nel campo, utilizzo anche metodologie comportamentali per favorire l’apprendimento della musica (tecniche /metodologia ABA per la quale inizierò la formazione “istituzionale” quest’estate),  e coinvolgo tantissimo le famiglie, infatti i genitori degli allievi partecipano alle mie lezioni e lavorano a casa con i loro  bambini, aiutandoli a studiare quotidianamente e, in alcuni casi, mettendosi a studiare uno strumento anche loro. Ho aperto  a Voghera (PV) una piccola scuola che in realtà è il mio studio in cui sono l’unica insegnante, ho allievi sia normodotati sia con disabilità, la cui età varia dai 6 mesi appena compiuti ai … 75 anni…, ed ho fondato un’orchestra di violinisti tra i 3 ed i 10 anni, che ha già partecipato a concerti e concorsi ed in cui i giovanissimi musicisti con disabilità suonano esattamente come tutti gli altri.

Il mio  lavoro mi riempie la vita, mi entusiasma, mi emoziona e qualche volta mi fa commuovere!! Non mi sento “arrivata” e spero di continuare ad imparare, aggiungere esperienze e competenze e migliorare sempre. Ma nel frattempo posso dirmi soddisfatta della mia vita e nel futuro vedo ancora tanti bambini che potranno crescere con la musica ed amare la pratica strumentale … perché la musica è gioia.

 

EMAIL francesca.raimondi83@gmail.com

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TWITTER @FraRaimondi

BLOG http://musicaegioia.blogspot.it

EnterprisigGirls: donne di lava e d’acciaio.

 

EnterprisigGirls, associazione di imprenditrici, libere professioniste e donne impegnate nel terzo settore, nasce a Napoli nel novembre del 2014 dall’incontro di un gruppo di donne.

Due anni prima avevo cominciato a scrivere un libro raccontando le storie di imprenditrici vulcaniche, napoletane e casertane, per far conoscere una realtà diversa dalla criminalità, il malaffare e l’arte di arrangiarsi. Passioni, progetti, desideri e paure trovano posto tra le pagine dando vita a un sussulto corale di dignità e orgoglio che introduce alla scoperta di una Campania troppo a lungo rimasta celata: 80 profili di “donne di lava e d’acciaio”, questo il titolo del libro uscito la settimana scorsa. Donne che danno un contributo significativo al sistema di sviluppo locale in tutti i settori economici dall’agricoltura al terziario avanzato passando per l’industria. Start up, imprese storiche e gruppi internazionali guidati da ragazze dai vent’anni in su. Un affresco nel quale le storie individuali restituiscono l’identità collettiva di un territorio.

copertina con rosa

A precedere la galleria di ritratti un saggio economico sull’analisi dell’impatto della crisi sulla realtà locale e un contributo al dibattito sulla cultura di genere. L’economia non conosce genere. Non esiste l’impresa e l’imprenditoria femminile. L’economia è economia. Le imprese in rosa danno l’orticaria. Quel che distingue le donne è l’approccio al lavoro perché tutte noi siamo interessate non soltanto al raggiungimento del risultato ma anche al modo con cui ciò avviene. Ci impegniamo nella creazione di un clima di lavoro disteso e collaborativo non perché naturalmente inclini alla mitezza ma perché consapevoli che le relazioni sono il sale della vita e che un’atmosfera priva di elettricità e tensione si traduce in maggior produttività e benessere. Troppo spesso l’attenzione posta nella costruzione delle relazioni viene liquidata come emotività senza soffermarsi a valutare gli effetti positivi che questa consente di raggiungere nella mediazione e nella prevenzione all’insorgenza di conflitti. Troppo spesso le donne che ereditano un’azienda vengono scarsamente considerate perché non creatrici di una realtà economica di nuova costituzione ma in pochi si premurano di comprendere se l’azienda condotta sia sana, se abbia aumentato il fatturato, conquistato nuovi mercati o diversificato le attività.

Nei due anni di lavoro alcune tra le imprenditrici incontrate mi chiese di stabilizzare la rete che avevo creato gettando così il seme che avrebbe dato vita all’associazione. Gli obiettivi che EnterprisinGirls persegue sono sono la valorizzazione del talento e lo sviluppo di opportunità di lavoro. La metodologia prescelta quella della doppia via: on line e off line. La prima si articola in un sito www.enterprisingirls.it con una piattaforma di lavoro ad accesso riservato dove le socie si conoscono, consultano informazioni sulla legislazione, i bandi e le novità e pubblicano offerte di prodotti e servizi per il network. Al sito sono collegati i social per promuovere le attività delle singole associate e dell’associazione. La modalità off line prende corpo negli incontri e negli eventi promozionali organizzati in Italia e all’estero.

Durante le sessioni di lavoro le socie si incontrano e creano sinergie che danno luogo a rapporti di lavoro, condivisione di progetti e scambio di esperienze. L’organizzazione in filiere consente lo sviluppo di sinergie orizzontali e trasversali. Il pay off chiarisce i pilastri su sui EnteroprisinGirls si fonda: Indipendence, Empowerment, relationship. Solo la capacità di imparare a far rete renderà possibile raggiungere quegli obiettivi importanti ancora lontani, da soli si va più in fretta ma si arriva meno lontano.

Il 25 e 26 giugno saremo a Milano a madeinwomanmadeinitaly Feeding the Future – Creating Momentum  presso il Palazzo di Lombardia, Sala Biagi con dieci stand dedicati alle imprenditrici delle filiere moda e accessori e arredamento. Il 26 presenteremo l’associazione all’interne delle sessioni di lavoro per farci conoscere e invitare altre donne ad unirsi a noi.

Per seguirci :

www.enterprisingirls.it

https://www.facebook.com/pages/EnterprisinGirls/413550818797797?fref=ts

francesca modFrancesca Vitelli (1968). Laureata in Scienze Politiche con una tesi sulla FAO e le donne nel processo di sviluppo (1992), si occupa da vent’ anni di mercato del lavoro e cultura di genere. È stata consulente della Camera di Commercio di Napoli per l’imprenditoria femminile, di associazioni di categoria e di enti di formazione e ricerca  progetta interventi complessi e percorsi formativi per l’autoimprenditorialità e il reinserimento delle donne nel mercato del lavoro.  Per molti anni direttore di un ente di formazione e ricerca è attualmente impegnata in diverse azioni previste dagli Accordi territoriali di genere. Coordinatrice regionale degli Stati Generali delle Donne. Presidente di EnterprisinGirls.

Cibele: l’altra metà della terra, Commissione Regionale Campania Pari Opportunità –  2005

Una vita da precaria- Riflessioni di una quarantenne sul mercato del lavoro, CCIAA di Napoli 2010

Made for change: un’idea fondata sul cambiamento!

MADE FOR CHANGE, un nome che racconta l’essenza di un’idea, un’idea fondata sul cambiamento, sulla passione, la ricerca di un’espressione capace di racchiudere un modo diverso di fare moda.

MFC è un brand nato nel 2011 dall’unione di due giovani stiliste, Carlotta Redaelli e Simona Donadio, che dopo aver conseguito un diploma in Fashion and Textile design hanno deciso di condividere la propria visione etica e sostenibile della moda creando un marchio d’abbigliamento bio. Nel 2012 il progetto Made For Change si aggiudica il primo posto al bando di concorso “Ritorno al Futuro” indetto dalla Camera di Commercio di Monza e Brianza, premiato come impresa innovativa. Da qui ne consegue la realizzazione di un laboratorio e showroom all’interno del quale prendono vita le collezioni Made For Change: dal disegno, al cartamodello, alla confezione fino alla vendita diretta. Stagione dopo stagione, oltre ad una linea di capi continuativi, Carlotta Redaelli e Simona Donadio hanno creato cinque collezioni, alle quali si aggiungono alcune special edition come le linee underwear donna e baby.

Nel 2013 viene introdotto l’Upcycling o riciclo creativo, un’attività grazie alla quale MFC è riuscita ad avvicinare un pubblico sempre più ampio al mondo della moda green. Vecchi jeans, scarti di tessuto e t-shirt dismesse vengono destrutturati per dare vita a nuovi capi, seguendo le tendenze e le richieste del mercato, mantenendo una particolare attenzione alla sostenibilità. Oggi MFC è un brand capace di proporre collezioni destinate ad ogni tipologia di donna dalla spiccata sensibilità, con qualche piccola digressione anche nell’uomo e nel baby.

I capi sono distribuiti nello showroom di Meda e tramite e-commerce direttamente dal sito:  www.madeforchange.it

Il mondo MADE FOR CHANGE non è solo eticamente corretto, ma anche esteticamente attraente e piacevole da indossare. Rifette la creatività e il gusto estetico delle due fashion designer, abbinato ad una ricerca costante delle materie prime e ad una filiera produttiva corta e trasparente. Nelle collezioni MFC l’accostamento tra tessuti biologici e le infinite combinazioni di stili, forme e dettagli, rendono la sfda all’acquisto consapevole ancora più intrigante. Ogni capo racconta una storia, fatta di sogni e grandi ideali che si concretizzano proprio nella componente ecologica e artigianale.

Made For Change sceglie di prediligere le fibre naturali come il cotone biologico, la lana organica, il bambù o la fibra di cereali e questa decisione nasce da una duplice necessità: offrire al pubblico la miglior soluzione possibile in termini qualitativi e mantenere intatta la propria filosofa green, volta al rispetto di ambiente e lavoratori. I due aspetti in realtà si equivalgono, in quanto le proprietà principali di queste fibre, quali la lucentezza, la riconoscibile morbidezza al tatto, le capacità traspiranti e le proprietà anallergiche, sono strettamente collegate al modo in cui vengono trattate le materie prime.

Per poter garantire la massima affidabilità e qualità dei propri capi, Made For Change si avvale SOLO di fornitori certifcati secondo standard internazionali.

Le novità del 2015, novità che vedranno protagonisti ancora una volta i tessuti, certifcati e made in Italy, tra cui in particolare il jersey declinato nelle sue svariate composizioni bio. Dalla sua prima apparizione sulle passerelle internazionali – grazie a Coco Chanel – nel lontano 1916, il jersey rappresenta un fedele alleato per la donna rivoluzionaria, che ama la praticità, che indossa capi in grado di scivolare sulla propria silhouette con armonia, pur senza sacrifcare linee più costruite. Anche nella sua accezione bio, qui proposta da Made For Change, il jersey sa essere al contempo sofisticato e frizzante. Lo ritroviamo così sotto forma di tubini e capi spalla ma anche in originali e mai scontati completi tuta. Tre le varianti di jersey proposte: il 100% cotone biologico , più leggero e fresco per le calde giornate estive; un peso intermedio, sempre in cotone biologico ma con una componente di elastan, per i capi più costruiti, ma anche maxi o mini dress e completi più “comodi”; ed infine le fibre di bambù e cereali molto morbide e cascanti, perfette per capi spalla e maxi maglie sempre più ampie declinate nelle diverse gradazioni di rosa per il bambù e in un caldo giallo zafferano per i cereali.

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Blazer in fibra di cereali (protein rose) e pantalone palazzo in cotone biologico.

 
Le novità di Made For Change non riguardano solo la linea donna ma anche l’universo dei bambini, grazie all’introduzione di una “capsule collection” a loro dedicata, ovvero una selezione di capi composta da pochi e basilari elementi facilmente abbinabili e intercambiabili tra loro, in sintonia con il mood della collezione destinata agli adulti.
Tra i must have campeggiano i capi unisex come il jeans e le t-shirt, ma anche soluzioni più vezzose destinate esclusivamente alle femminucce quali la gonnellina in jeans e un mini abito.

 

mfcCarlotta Redaelli e Simona Donadio entrambe classe 1987. Abbiamo avuto entrambe una formazione artistica, Carlotta ha frequentato il liceo artistico Amedeo Modigliani a Giussano (MB) con indirizzo figurativo, mentre Simona l’Istituto Statale d’Arte Fausto Melotti di Cantù (CO) con indirizzo moda e costume. Dopo la maturità entrambe abbiamo iniziato il nostro percorso accademico in NABA (Nuova Accademia di Belle Arti, Milano) frequentando l’indirizzo di Fashion and Textile Design, dove ci conosciamo e instauriamo il rapporto d’amicizia che ci lega ancora oggi. Conseguiamo il Diploma Accademico nell’anno 2010. Entrambe frequentiamo un corso breve di specializzazione nella tecnica del Moulage presso il Cfp Paullo Milano dove Simona frequenterà anche il corso Avanzato di Sartoria. A un anno dal Diploma in Fashion and Textile Design, dopo aver entrambe avuto esperienze di stage, ci ritroviamo e decidiamo di seguire la nostra passione e creare Made for Change.

Twitter: @MadeForChange
Instagram: @made_for_change
YouTube: made for change

 

Familywelcome: per continuare a esistere come donne.

Dal marketing internazionale all’esperienza di diventare madre. Appena è nato il bambino mio marito è stato trasferito per un anno in Spagna. Ho quindi deciso di chiedere un anno di maternità per seguirlo per stare insieme accanto al piccolo che era nato con problemi di salute.

A  Madrid ho conosciuto delle ragazze che da 4 anni hanno creato una piattaforma famosa in tutta la Spagna, Mammaproof, che si affianca ad una guida cartacea (Ruta MMMP), che altro non è che una guida dei migliori luoghi/prodotti e servizi a portata di famiglia con bambini nelle città di Madrid e Barcelona. Dopo aver collaborato come blogger per il loro portale, condividendo le mie esperienze di mamma a Madrid, mi è stata offerta la possibilità di portare il format Mammaproof in Italia. Insieme abbiamo creato un network internazionale, Ciudades Family Welcome, che legasse l’iniziativa spagnola a quella italiana. Una volta rientrata a Roma dopo la maternità sono stata licenziata ma non mi sono persa d’animo: la prima persona alla quale ho proposto la mia idea è stata Francesca Lucia Molendini, amica di lunga data. Conoscevo la sua storia lavorativa, e sapevo che sarebbe stata la persona giusta per affiancarmi in questa sfida. Abbiamo fatto tutto da sole e dopo 6 mesi il blog era pronto. E’ così nato Family Welcome: familywelcome.org

Family Welcome è il primo blog di approfondimento culturale family friendly, alla ricerca costante dei migliori luoghi, percorsi e iniziative per vivere le città e le vacanze con i bambini, attivo su Roma, Milano, Madrid e Barcellona. Raccoglie recensioni “a prova di mamma” su una ricercata selezione di negozi, ristoranti, prodotti, attività e servizi adatti alle famiglie con bambini.

Siamo orgogliose della prima edizione della manifestazione DIY Family Festival (Do It Yourself – Fai da te) alla quale hanno partecipato circa 3000 persone. Una manifestazione  nata per dar voce a una tendenza sempre più forte nella nostra società:  il fai da te (DO IT YOURSELF), dall’arredamento alla moda, dal cibo al design. Una filosofia che vede nell’ingegno e nel talento un’alternativa concreta alle scelte commerciali più ovvie.

L’evento si è articolato in 4 aree tematiche:

1) Cibo: degustazione di cibo biologico a KM0 e catering per bambini

2) Creatività: laboratori gratuiti didattici per bambini dai 3  ai 12 anni e attività di vario genere a loro dedicate.

3) Artigianato: esposizione di vestiti e accessori per bambini realizzati da mamme “mompreneur” (mamme-imprenditrici che hanno deciso di mettersi in proprio in maniera creativa, per affrontare la crisi del mondo del lavoro).

4) Bio: esposizione e vendita di alimenti e prodotti biologici e oggetti di design realizzati con materiali naturali.

IL NOSTRO CONSIGLIO PER LE MAMME: poter continuare a esistere come donne. Il blog nasce proprio con questo obiettivo. Quante mamme rinunciano a uscire con le amiche perché non sanno che esistono locali in cui i bambini possono giocare tra loro mentre gli adulti chiacchierano?

priscilla_galloni_familywelcomePriscilla Galloni